
Marcello Fois ha vinto la 64ª edizione del Premio Campiello con L’immensa distrazione, Einaudi. La vittoria è arrivata al termine di uno spoglio particolarmente combattuto, nel quale lo scrittore sardo ha ottenuto 83 voti, appena tre in più di Alcide Pierantozzi, secondo con Lo sbilico, anch’esso edito da Einaudi.
La proclamazione si è svolta il 3 ottobre in una cornice nuova per il premio promosso dagli industriali veneti. Per la prima volta la cerimonia finale ha lasciato il centro storico di Venezia per trasferirsi nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido, davanti a oltre 900 ospiti.
A decidere il vincitore è stata, come da tradizione, la Giuria dei Lettori Anonimi. Dei 300 componenti chiamati a scegliere tra i cinque romanzi finalisti hanno votato in 282. Dietro Fois e Pierantozzi si è classificata Elena Varvello con La vita sempre (Guanda), che ha raccolto 54 preferenze. Valeria Parrella ha ottenuto 33 voti con La ragazzina (Feltrinelli), mentre Ermanno Cavazzoni ha chiuso la cinquina con i 32 voti assegnati a Storia di un’amicizia (Quodlibet).
La dedica a Michela Murgia e il ricordo di Grazia Deledda
Nato a Nuoro nel 1960 e da tempo residente a Bologna, Fois ha portato sul palco del Campiello anche il legame con la Sardegna. Nel suo intervento ha ricordato Michela Murgia, morta tre anni fa: «Voglio ringraziare una persona che non c’è, ma per me c’è, che era una donna bellissima, tutt’altro che livorosa, molto resiliente. Si chiama Michela Murgia».
Un altro pensiero è andato a Grazia Deledda, nata, come ha ricordato lo scrittore, a duecento metri dalla sua casa natale. Il riconoscimento arriva nell’anno del centenario del Nobel per la Letteratura assegnato nel 1926 alla scrittrice nuorese. «Sono sardissimo», ha rivendicato Fois, definendo Deledda «una donna meravigliosa e di cui noi avremmo bisogno».
Dal palco veneziano lo scrittore ha parlato anche del significato che attribuisce alla letteratura e alla lettura. «Più leggiamo, più saremo civili in questo Paese, più parole abbiamo e meno ci fregheranno le parole altrui», ha detto dopo la vittoria. L’immensa distrazione, ha spiegato, rappresenta per lui anche «un bilancio di tutto», un modo per «capire da che parte si sta, come si è messi».
L’immensa distrazione, una famiglia dentro il Novecento
Al centro del romanzo vincitore c’è la famiglia Manfredini e una storia che attraversa il Novecento fino al 2017, intrecciando vicende familiari e alcuni dei passaggi più drammatici della storia italiana.
Il libro comincia dalla fine. «Ettore Manfredini, nonostante fosse appena morto, la mattina del 21 febbraio 2017 ebbe la netta sensazione di svegliarsi». Ettore ha novantacinque anni e la sua esistenza è legata al macello accanto al quale vive. Nell’istante sospeso che segue la morte, ripercorre la propria vita e quella della famiglia, tornando alle origini di una fortuna costruita a partire da condizioni di estrema povertà.
Da ragazzo Ettore lavora in un mattatoio kosher, del quale entrerà in possesso dopo le leggi razziali. Da quel punto prende forma l’ascesa dei Manfredini, destinati a trasformare il macello in un impero industriale emiliano. Dietro il successo rimane però una colpa che attraversa la storia familiare e che, nella coscienza del protagonista, diventa impossibile eludere.
La memoria di Ettore ricompone progressivamente le figure che hanno segnato la sua esistenza: la madre Elda, la moglie Marida, salvata dalla deportazione a un prezzo altissimo, il primogenito Carlo, Enrica, determinante per la crescita dell’azienda, il nipote Elio ed Ester, coinvolta nella lotta armata. I rapporti familiari emergono insieme ai silenzi, alle alleanze e ai conflitti che hanno accompagnato la crescita economica dei Manfredini.
Il percorso attraversa le leggi razziali e gli anni della lotta armata, mentre la grande storia entra nella dimensione privata attraverso episodi come il sapore di una ciambella mangiata decenni prima, una serranda guasta, due vecchie poltrone sulle quali sono state prese decisioni decisive, la fotografia di due gemelli ad Auschwitz scoperta casualmente in un’enciclopedia.
Fois ha spiegato sul palco la scelta di cominciare il racconto dalla morte osservando che «lo scrittore ogni volta rinasce e quindi ricomincia». È proprio nel breve spazio tra la morte di Ettore e la definitiva perdita della coscienza che il romanzo ricostruisce quasi un secolo di esistenze.
Il titolo racchiude la prospettiva dalla quale questa storia viene osservata: «Vivere è un’immensa distrazione dal morire». La morte diventa così il punto dal quale Ettore può finalmente guardare ciò che è stato, comprese le parti della storia familiare alle quali da vivo non aveva avuto accesso.
Una finale combattuta fino all’ultimo voto
Il margine di tre preferenze ha reso particolarmente serrato il confronto con Alcide Pierantozzi. Lo sbilico, romanzo autobiografico che attraversa l’esperienza della malattia psichiatrica e già finalista al Premio Strega, era arrivato nella cinquina del Campiello soltanto al quinto turno e dopo un ballottaggio. Quattro mesi più tardi si è fermato a tre voti dalla vittoria.
La serata al Palazzo del Cinema è stata condotta da Alessio Viola e Arianna Porcelli Safonov, con gli interventi musicali di Margherita Vicario. Matteo Caccia ha accompagnato la presentazione dei cinque libri finalisti attraverso le letture. La cerimonia sarà trasmessa il 10 ottobre su Sky Documentaries e Sky Arte.
Nel corso della finale sono stati consegnati anche gli altri riconoscimenti del Campiello. Il Premio Fondazione Campiello alla carriera è andato a Domenico Starnone, 83 anni, che ha accolto il riconoscimento con ironia: «Vincere premi da giovane è corroborante, vincere premi da vecchi è confortante».
Il Campiello Opera Prima è stato assegnato a Nadeesha Uyangoda per Acqua sporca, pubblicato da Einaudi, mentre Matteo Ghisleri, 22 anni, ha vinto il Campiello Giovani con il racconto Ricalcolo percorso.
Al termine della serata, però, sono state le tre preferenze che separavano i primi due classificati a decidere il 64° Premio Campiello. Con 83 voti, L’immensa distrazione ha consegnato a Marcello Fois la vittoria per una saga familiare costruita intorno alla memoria, alla colpa e al momento in cui, per Ettore Manfredini, diventa ormai impossibile sottrarsi al proprio passato.
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