Skip to content

L’immensa distrazione di Marcello Fois – i-LIBRI

Ettore Manfredini ha novantacinque anni ed è appena morto. È la mattina del 21 febbraio 2017 e, proprio quando la sua esistenza è terminata, qualcosa cambia nel modo in cui riesce a guardarla. Il passato diventa improvvisamente accessibile con una precisione che da vivo non aveva mai posseduto: tornano persone, episodi, decisioni e silenzi, insieme alle vicende di una famiglia la cui fortuna economica attraversa buona parte del Novecento italiano.

È da questo punto di osservazione che Marcello Fois costruisce L’immensa distrazione, pubblicato da Einaudi nel 2025 e vincitore del Premio Campiello 2026. La storia dei Manfredini prende forma nell’intervallo fra la morte di Ettore e il momento in cui quella morte diventerà definitiva. Un tempo brevissimo si dilata fino a contenere quasi un secolo, dalla povertà dell’infanzia del protagonista alla nascita di un impero industriale della carne, passando attraverso le leggi razziali, il dopoguerra, il boom economico e gli anni della lotta armata.

Il romanzo comincia infatti dalla sua conclusione: «Ettore Manfredini, nonostante fosse appena morto, la mattina del 21 febbraio 2017 ebbe la netta sensazione di svegliarsi». La morte gli consegna una capacità che da vivo non possedeva. Ettore può osservare la propria esistenza e quella delle persone che ne hanno fatto parte con una consapevolezza nuova, raggiungendo anche avvenimenti ai quali non aveva assistito e pensieri che non avrebbe potuto conoscere.

Fois ha raccontato a Elisa Bochicchio, durante il programma Un libro nel cuore di Radiabo, che all’origine di questa costruzione narrativa c’è la lettura di un articolo medico dedicato al caso di un paziente morto mentre era sottoposto a una risonanza magnetica. I medici avevano rilevato un’intensa attività cerebrale per circa quaranta-cinquanta secondi dopo il decesso. Da qui nasce l’idea di collocare un’intera storia familiare in quel brevissimo «corridoio» temporale tra la vita e la morte definitiva (Radiabo, Un libro nel cuore).

La storia che Ettore può finalmente vedere comincia molto prima della sua ascesa economica. Nato in una famiglia poverissima e cresciuto senza poter ricevere un’istruzione regolare, a sedici anni lavora nel mattatoio kosher dei Teglio. È lì che impara un mestiere destinato a determinare la sua vita e quella dei suoi discendenti. Con l’entrata in vigore delle leggi razziali, Ettore diventa il prestanome dell’impresa appartenente alla famiglia ebrea, con l’impegno di restituirla quando la persecuzione sarà terminata.

I Teglio, però, vengono deportati ad Auschwitz. A salvarsi è Marida, una delle figlie, accolta in casa Manfredini e successivamente diventata moglie di Ettore. Il mattatoio non tornerà ai proprietari originari. Da quella piccola attività Ettore costruirà progressivamente la propria fortuna, fino a diventare uno dei maggiori imprenditori della zona. Il passaggio decisivo nella storia economica dei Manfredini nasce dunque durante la persecuzione degli ebrei e rimane legato a un inganno che coinvolge direttamente la famiglia dalla quale proviene Marida.

Il mattatoio è il luogo nel quale Ettore impara giovanissimo a uccidere gli animali ed è anche il nucleo materiale intorno al quale cresce l’azienda. Con il tempo cambiano dimensioni e metodi produttivi: dagli anni Ottanta quello che era stato un macello è ormai diventato un’industria di lavorazione di carni allevate e macellate altrove. Anche la casa di Ettore sorge accanto allo stabilimento, separata da una siepe fatta piantare da Marida per attenuarne rumori e odori.

La vicenda imprenditoriale permette a Fois di seguire contemporaneamente le trasformazioni di una famiglia e quelle dell’Italia. La persecuzione razziale precede l’espansione economica del dopoguerra; alla crescita dell’impresa si accompagnano il passaggio dalla società contadina a quella industriale, il Sessantotto e gli anni della lotta armata.

Fois, che vive a Bologna da oltre quarant’anni, ha spiegato nell’intervista a Radiabo di aver collocato la vicenda in un territorio compreso tra Castelnuovo Rangone, Montale e Settecani. È una zona che lo scrittore associa a una «ricchezza sobria», adatta a raccontare l’ascesa di una famiglia capace di passare dalla povertà alla grande impresa senza perdere completamente il rapporto con il mondo dal quale proviene.

La storia di Ettore è anche quella delle persone che lo circondano e che, generazione dopo generazione, partecipano alla costruzione della fortuna dei Manfredini o ne subiscono le conseguenze. All’inizio c’è sua madre Elda, decisiva nelle vicende che permettono alla famiglia di impadronirsi del mattatoio dei Teglio. C’è poi Marida, sopravvissuta alla persecuzione che travolge la sua famiglia e destinata a diventare la moglie di Ettore. I loro figli prendono strade molto diverse. Carlo, il primogenito, resta un figlio che Ettore non riesce mai davvero a comprendere; Enrica assume un ruolo centrale nell’azienda e contribuisce in maniera decisiva alla sua crescita. Edvige sceglie la vita religiosa, mentre Ester viene coinvolta nella lotta armata e finisce in carcere.

Un posto particolare nella vita di Ettore è occupato dal nipote Elio, al quale è profondamente legato. Elio vuole diventare scrittore ed è lui a consigliare al nonno, che non aveva potuto studiare regolarmente, i libri da leggere. Ettore scopre così la letteratura in età avanzata e nelle storie degli altri finisce per ritrovare anche qualcosa di sé. Alcune letture gli permettono di comprendere episodi e rapporti della propria vita che fino a quel momento non era riuscito a interpretare con la stessa chiarezza.

Questo rapporto tra esperienza e parole compare anche nelle riflessioni che Fois ha affidato all’intervista di Radiabo. Lo scrittore si è definito un «fornitore di lemmi»: il compito della letteratura, nella sua prospettiva, consiste anche nel mettere a disposizione le parole attraverso le quali riconoscere e formulare sentimenti già presenti nell’esperienza del lettore. Nella stessa intervista ha paragonato la lettura a un «allenamento aerobico», qualcosa che richiede esercizio continuo e attraverso cui si sviluppa la capacità critica (Radiabo, Un libro nel cuore).

La memoria di Ettore non è però una semplice successione cronologica. Il passato ritorna attraverso persone e particolari apparentemente marginali, come il sapore di una ciambella mangiata molti decenni prima, una serranda che continua a guastarsi nella casa di famiglia, due vecchie poltrone legate alle decisioni dei Manfredini, fino alla fotografia di due gemelli ad Auschwitz trovata casualmente in un’enciclopedia. Sono elementi minimi attraverso i quali la storia privata torna continuamente a incontrare quella collettiva.

Il significato del titolo emerge proprio dalla particolare condizione nella quale Ettore si trova. Soltanto quando la vita è terminata viene meno quella dispersione che gli impediva di osservarla nella sua interezza. Nel romanzo la formula viene espressa direttamente: «Vivere è un’immensa distrazione dal morire». La quotidianità è fatta di azioni, decisioni, problemi, desideri e rapporti che occupano il tempo e impediscono di raggiungere quella concentrazione che Ettore sperimenta soltanto alla fine.

Non si tratta, però, di un ritorno al passato che possa modificarne l’esito. Ettore può finalmente vedere ciò che è accaduto, comprese le conseguenze delle proprie decisioni, ma non può intervenire. La conoscenza arriva quando qualsiasi possibilità di correggere gli eventi è ormai scomparsa. È proprio questo scarto tra una coscienza diventata eccezionalmente ampia e l’impossibilità di agire a sostenere la costruzione narrativa di L’immensa distrazione.

Il romanzo porta così dentro pochi istanti quasi cent’anni di vita familiare. La parabola dei Manfredini comincia nella povertà, passa attraverso la persecuzione degli ebrei e la nascita della loro fortuna, segue l’espansione industriale e raggiunge il XXI secolo. Quando Ettore muore, ciò che resta davanti a lui è una rete di generazioni, decisioni, omissioni e ricordi che soltanto alla fine può osservare nella sua interezza.







The post L’immensa distrazione di Marcello Fois first appeared on i-LIBRI.

– Read More

author avatar
Litblogs Editorial Desk
Litblogs Editorial Desk is an independent literary curation project focused on international book culture, literary criticism, and publishing trends. Drawing from a wide range of literary blogs, magazines, and cultural journals worldwide, it offers weekly digests and editorial selections that highlight significant debates, awards, and developments in contemporary literature. The project aims to provide readers with a curated, critical overview of the global literary landscape rather than a simple news roundup.