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L’accusa di Tore Renberg – i-LIBRI

Nel 1681 Anna Voigt ha quindici anni e vive in Sassonia. È rimasta incinta di un garzone, ha nascosto la gravidanza e ha partorito in segreto. Il corpo della bambina viene sepolto nell’orto. Quando la vicenda viene scoperta, sulla ragazza cade un’accusa che può condurla alla morte, ovvero quella di aver ucciso la figlia appena nata. Anna sostiene invece che la bambina fosse già morta al momento del parto.

Da questo caso realmente accaduto nasce L’accusa di Tore Renberg, romanzo storico pubblicato in Italia da Fazi Editore nella traduzione di Margherita Podestà Heir. Il titolo originale, Lungeflyteprøven, mette immediatamente al centro un elemento decisivo della storia: la prova di galleggiamento dei polmoni, un procedimento destinato a segnare gli inizi della moderna medicina forense.

Renberg si imbatté nella vicenda quasi per caso. Come ha raccontato in un’intervista ad Andrea Ring, stava svolgendo ricerche per un lavoro teatrale e frequentava l’ospedale di Stavanger, la città norvegese in cui vive, quando trovò materiale sulla medicina legale e sulla prova utilizzata dal medico Johannes Schreyer. L’esperimento cercava di rispondere alla domanda se il bambino avesse respirato dopo essere venuto al mondo, una prova dalla quale poteva dipendere la vita di una donna accusata di infanticidio.

Il principio della Lungenschwimmprobe era legato all’osservazione dei polmoni durante l’autopsia. Se immersi nell’acqua affondavano, potevano indicare che il neonato non aveva respirato; se galleggiavano, la presenza di aria suggeriva che avesse respirato. Nel caso di Anna Voigt, Schreyer ricorse a questa procedura per sostenere che la bambina fosse nata morta. Renberg rimase colpito anche dal nome stesso dell’esame. Per lo scrittore, in quella storia c’era già la materia di un romanzo.

La scoperta apre però un lavoro di ricerca molto più ampio. Per scrivere L’accusa, Renberg studia la storia della Sassonia e affronta le fonti originali, la cui lettura si rivela più difficile di quanto avesse previsto. Cerca negli archivi e nelle biblioteche, consulta documenti e ricostruisce le persone coinvolte nel procedimento. La ricerca passa anche attraverso i luoghi. Riesce a individuare la tenuta nella quale Anna era cresciuta e decide di percorrere in bicicletta il tragitto da Halle a Zeitz. Per lei questa esperienza in bicicletta significa comprendere cosa significasse spostarsi in quel territorio quando le strade e i mezzi di trasporto erano quelli del Seicento.

La vicenda di Anna è raccontata attraverso un numero ampio di personaggi. Accanto alla ragazza ci sono, tra gli altri, suo padre Hans Heinrich Voigt, il medico Johannes Schreyer, il giovane giurista Christian Thomasius.

Per la difesa di Anna, il padre si rivolge a Christian Thomasius, giovane avvocato destinato a essere ricordato come una figura dell’Illuminismo tedesco. Renberg racconta nell’intervista ad Andrea Ring di essere rimasto affascinato da lui e dalle sue posizioni sulla libertà di opinione e di religione. Nel romanzo la battaglia giudiziaria è parte di un più ampio processo di trasformazione culturale in cui le nuove idee sulla conoscenza finivano per confrontarsi con istituzioni e convinzioni molto consolidate e difficilmente superabili.

La scienza, del resto, non produce automaticamente giustizia. L’esistenza di una prova medica non significa che un tribunale sia automaticamente disposto ad accettarla, specialmente se questa non è tra quelle usualmente utilizzate. Il procedimento relativo ad Anna si protrasse per anni e comprese anche la detenzione e la tortura. La ragazza ha sempre continuato a sostenere che la figlia fosse nata morta, mentre intorno a lei continuavano a confrontarsi diverse interpretazioni sullo svolgimento dei fatti.

La tortura non era insolita nel sistema giudiziario dell’epoca, così come la figura del boia Christoph Heintze. Le esecuzioni pubbliche hanno dato all’autore la possibilità di entrare nella società sassone del XVII secolo, con le sue gerarchie e con il modo in cui il potere entrava nella vita quotidiana delle persone.

Mentre però i documenti aiutano a ricostruire cosa è accaduto nella pratica, le relazioni private non sono direttamente ricostruibili documentalmente. Nell’intervista ad Andrea Ring la scrittrice racconta di essersi chiesta, per esempio, se il legame affettivo tra genitori e figli potesse essere rappresentato nello stesso modo in cui è visto oggi. 

Renberg distingue dunque il dato documentale dall’invenzione. Un caso significativo riguarda Hans Heinrich Voigt. La violenta vendetta che nel romanzo viene attribuita al padre di Anna appartiene, secondo l’intervista fornita, alla libertà narrativa dell’autore. Renberg ha spiegato questa scelta richiamando anche la propria esperienza di padre di una figlia e la reazione suscitata in lui dall’idea che qualcuno potesse farle del male.

Il romanzo conserva dunque persone realmente esistite, così come un procedimento giudiziario documentato, integrando il tutto con dialoghi e pensieri in forma narrativa.

Anna Voigt è il punto verso cui convergono questi elementi. Ha quindici anni e deve difendersi da un’accusa per la quale altre donne sono state condannate a morte. La possibilità di dimostrare che la bambina fosse nata morta passa attraverso un esperimento medico ancora nuovo e contestato.

La storia trovata da Tore Renberg negli studi di medicina legale contiene quindi una trasformazione che avrebbe avuto conseguenze molto più ampie del processo ad Anna Voigt. Con Johannes Schreyer, l’esame del corpo comincia ad assumere un nuovo ruolo nell’accertamento giudiziario. È questo passaggio a dare al caso del 1681 una particolare rilevanza storica. 

Secoli dopo, Renberg è tornato negli archivi e nei luoghi in cui quella vicenda si svolse per ricostruire che cosa accadde quando una ragazza accusata di infanticidio si trovò al centro del confronto fra un’antica concezione della colpa e un nuovo modo di cercare le prove.







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