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La marcia di Mina di Yoko Ogawa – i-LIBRI

Nella primavera del 1972, Tomoko lascia Okayama e raggiunge la casa degli zii ad Ashiya, dove trascorrerà un anno. Ha dodici anni, è cresciuta con la madre dopo la morte del padre e sta per entrare in un ambiente molto diverso dal suo. Si tratta di una grande villa in stile spagnolo, con diciassette stanze e un giardino che un tempo ospitava uno zoo privato. Di quello zoo resta Pochiko, un ippopotamo nano. È sul suo dorso che Mina, la figlia undicenne degli zii, va a scuola, perché soffre d’asma e fatica a percorrere a piedi la strada in salita.

È questo l’incontro da cui prende avvio La marcia di Mina, il romanzo di Yoko Ogawa pubblicato in Italia dal Saggiatore, nella traduzione di Laura Testaverde. Tomoko racconta l’anno trascorso con la cugina molti anni dopo. Sa che la casa e la vita della famiglia sono cambiate. Nel ricordare quell’anno, resta però vicina a ciò che poteva capire allora, ovvero la curiosità per una famiglia nuova e le giornate che sembrano poter continuare all’infinito.

Nella villa abitano persone dalle abitudini molto diverse. La madre di Mina passa il tempo a cercare errori di stampa, spesso con un bicchiere di whisky accanto. Il padre dirige l’azienda produttrice della bibita Fressy, viaggia su una Mercedes e si assenta per periodi lunghi e quando torna a casa ripara gli oggetti guasti che trova accumulati sulla sua scrivania. Con loro vivono Rosa, la nonna arrivata dalla Germania, e la governante, la signora Yoneda. Il fratello maggiore di Mina studia all’estero. Tomoko entra in questa casa come ospite e, poco alla volta, impara a riconoscere il posto che ciascuno vi occupa, comprese le assenze di cui si parla poco.

Mina è il centro della sua nuova vita. La salute la costringe a misurare le energie, ma non riduce la sua attenzione per ciò che accade fuori dalla villa. Colleziona scatole di fiammiferi illustrate e inventa storie a partire dalle immagini stampate sui coperchi. La cugina le porta libri dalla biblioteca. I loro viaggi e le loro letture diventano una confidenza fatta di gesti ripetuti. Tomoko può raggiungere luoghi che Mina frequenta con difficoltà; Mina le offre un modo inatteso di guardare quello che trova.

Tomoko frequenta la biblioteca anche per Mina, alla quale porta i libri presi in prestito. Lì conosce un giovane bibliotecario che le consegna una scheda con i titoli delle loro letture. Tomoko la conserverà per trent’anni e, quando sentirà la mancanza della cugina, tornerà a guardarla. In quell’elenco ritrova qualcosa di concreto dell’anno passato insieme ad Ashiya, ovvero tutti i libri scelti per Mina e le storie che le due ragazze hanno condiviso.

Fuori dalla casa, il 1972 entra nella loro vita attraverso i giornali e la televisione. La notizia della morte di Yasunari Kawabata raggiunge la famiglia; durante le Olimpiadi di Monaco, l’entusiasmo per la nazionale giapponese di pallavolo convive con le notizie dell’attacco alla delegazione israeliana. Ogawa lascia che questi eventi arrivino alle ragazze nei modi in cui una famiglia li incontrerebbe, a colazione, davanti a un giornale, o riunita attorno a uno schermo. Mina e Tomoko li ascoltano e cercano di capire quanto del mondo che vedono da casa le riguardi.

Ogawa ha raccontato che il trasferimento nella regione Hanshin fu decisivo per la scrittura di La marcia di Mina. Ad Ashiya poté ambientare la vicenda in una città che conosceva, scegliendo per la prima volta un luogo reale e un’epoca precisa. Il romanzo segue Tomoko anche quando esce dalla villa. I tragitti verso la biblioteca le permettono di conoscere la città e, al ritorno, di portare a Mina i libri che ha scelto per lei.

Nella casa Tomoko scopre anche quanto sia difficile conoscere fino in fondo gli adulti con cui vive. Rosa le parla della persecuzione nazista e di ciò che è accaduto alla sua famiglia. Le frequenti assenze dello zio acquistano un significato diverso quando Tomoko viene a sapere della sua relazione con un’altra donna. Ha dodici anni e non sa che cosa fare di questa scoperta. Molti anni dopo, racconta quei giorni senza attribuire alla ragazza che era una comprensione che allora non aveva.

Mina va a scuola sul dorso di Pochiko perché la salita le provoca troppa fatica. Tomoko la vede partire ogni mattina e, con il passare dei mesi, comincia a capire quanto la cugina desideri muoversi con maggiore libertà. La marcia del titolo riguarda anche questo desiderio, che continuerà ad accompagnare Mina dopo la fine dell’anno trascorso insieme.

Quando Tomoko torna dalla madre, porta con sé la scheda della biblioteca con i titoli dei libri presi in prestito per Mina. La conserverà per decenni. Ogni volta che la riprende in mano, quell’elenco le ricorda le storie condivise con la cugina e le giornate passate ad Ashiya.







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