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La Bosnia profuma di pane di Ivica Đikić – i-LIBRI

A Duvno il vento ha smesso di soffiare. Le pale eoliche che dovrebbero rappresentare il futuro della città restano immobili e, mentre gli abitanti aspettano che qualcosa finalmente cambi, dal passato ritorna un uomo che molti avrebbero preferito non rivedere. È Josip Ljubas, detto Džop, protagonista di La Bosnia profuma di pane, il nuovo romanzo di Ivica Đikić pubblicato da Bottega Errante Edizioni nella traduzione di Marijana Puljić.

Džop ha trascorso buona parte della sua assenza in Germania. La sua non è stata la storia di un emigrato che ha trovato fortuna all’estero. È invece entrato nel mondo criminale e ha conosciuto il carcere. È però proprio durante la detenzione che ha imparato a fare il pane con il lievito madre. Adesso vorrebbe trasformare quell’abilità in un mestiere e aprire un panificio nella città dalla quale era partito.

Il problema è che a Duvno il tempo trascorso non basta a cancellare ciò che è successo. Le vicende private diventano facilmente patrimonio della comunità e una reputazione può sopravvivere per decenni. Nelle prime pagine basta che Džop scenda dall’autobus perché la notizia del suo ritorno cominci a diffondersi. Qualcuno lo riconosce immediatamente, mentre per i più giovani il suo nome appartiene ormai a un passato conosciuto soltanto attraverso i racconti degli altri.

Džop cerca innanzitutto Ilija, il suo migliore amico di gioventù. Ilija gestisce un ristorante insieme alla moglie Nada. Ed è proprio Nada a rendere quell’incontro molto più difficile di una rimpatriata fra vecchi amici. Lei è stata il primo amore di Džop. Molti anni prima aveva cambiato la propria vita per seguirlo in Germania, ma quella relazione era finita lasciando conseguenze negative.

È nel ristorante di Ilija e Nada che Džop vorrebbe cominciare a preparare il suo pane. Il progetto di una nuova vita nasce quindi nello stesso ambiente in cui sono ancora presenti le conseguenze di quella precedente. Đikić fa entrare il passato nella quotidianità. La guerra ha modificato le vite dei personaggi e continua ad agire pur essendo passato molto tempo dopo la fine dei combattimenti.

Džop porta con sé soprattutto la morte del fratello, avvenuta durante il conflitto. Quella perdita è rimasta legata a una sua scelta e ha contribuito a determinare gli eventi successivi. Il ritorno in Bosnia significa dunque anche rientrare nel posto nel quale la storia ha avuto origine.

Il romanzo si sviluppa nell’arco di circa quarant’anni e, poco alla volta, Džop smette di essere l’unico centro della storia. Entrano in scena altri abitanti di Duvno, ciascuno con qualcosa che lo lega a ciò che è accaduto. In una città così piccola, poi, è difficile lasciarsi davvero alle spalle il passato, perché c’è sempre qualcuno che ricorda.

Duvno, però, non è semplicemente la trasposizione letteraria della città reale. Đikić ha spiegato di averne costruita una versione propria, un luogo nato dalla memoria e tenuto insieme soprattutto dalla lingua. È un microcosmo che conosce profondamente e al quale la sua scrittura continua a ritornare.

In una comunità così piccola ciò che si discosta dalla norma acquista immediatamente maggiore visibilità. Secondo lo scrittore, la provincia esercita una particolare pressione su chi viene percepito come diverso. Da quella pressione può nascere la tendenza a nascondersi oppure a rinunciare a una parte di sé pur di non diventare oggetto dello sguardo collettivo.

Džop ha fatto molti errori, ma Đikić torna anche su ciò che gli è successo e sulle conseguenze che la guerra ha avuto sulla sua vita. Il fratello morto, la partenza e gli anni trascorsi lontano da Duvno aiutano a capire il percorso che lo ha portato fin lì, senza che questo possa però cancellare le sue colpe.

Džop resta al centro della storia, ma il suo ritorno coinvolge anche chi gli sta intorno. Vecchie vicende familiari tornano a farsi sentire e si scopre quanto abbia pesato, negli anni, la scelta di non parlare di certi argomenti. Đikić conosce bene questo tipo di silenzio. Nella sua Duvno anche la politica poteva diventare qualcosa di cui era preferibile non discutere in famiglia. Spesso si taceva pensando di proteggere i figli, ma prima o poi quel passato tornava fuori.

Mentre tutto questo accade, le pale eoliche continuano a non girare. Dovrebbero rappresentare una possibilità di sviluppo per Duvno, ma senza vento restano una promessa sospesa nel paesaggio. La loro immobilità accompagna una città abituata ad aspettare che arrivi qualcosa capace di cambiarne il destino.

Đikić collega questa attesa alla speranza in una soluzione improvvisa che permetta di uscire dalle difficoltà senza attraversare il lungo processo necessario per superarle. Quando le aspettative vengono deluse per generazioni, diventa sempre più difficile credere che il cambiamento possa davvero arrivare.

Di segno diverso è il progetto di Džop. Il suo pane richiede tempo. Il lievito madre che ha imparato a utilizzare nelle carceri tedesche non promette trasformazioni immediate perché deve essere curato e lasciato lavorare. Per un uomo che ha trascorso gran parte della vita cercando di allontanarsi dalle conseguenze delle proprie scelte, aprire un panificio a Duvno significa provare a costruire qualcosa proprio nel posto dal quale era fuggito.

Sul fondo rimane una Bosnia profondamente segnata dall’emigrazione. Per decenni da territori come quello di Duvno si è partiti per lavorare in Germania o in Austria, mantenendo però un legame con il paese d’origine. Đikić osserva che questo modello è cambiato. Oggi partono spesso intere famiglie e le case rimaste vuote non hanno più la certezza di vedere tornare chi è emigrato.

Il ritorno di Džop ha dunque un significato particolare. Mentre molti continuano ad andarsene, lui percorre la strada opposta. Non torna però nella città che aveva lasciato, perché Duvno è cambiata, e cambiate sono anche le persone che conosceva, che hanno costruito altre vite. Ciò che invece non è scomparso è il passato che li lega.

Ivica Đikić, nato a Tomislavgrad nel 1977, è scrittore e giornalista. Ha lavorato anche come sceneggiatore. Bottega Errante Edizioni ha già pubblicato in Italia Cirkus Columbia, vincitore del premio Meša Selimović, e Metodo Srebrenica. 1995. Il genocidio nel cuore dell’Europa. Đikić è inoltre autore della sceneggiatura della serie televisiva The Paper, distribuita a livello internazionale da Netflix.

Nel nuovo romanzo torna nella sua Bosnia attraverso una città che sembra immobile e che invece conserva sotto la superficie molte questioni aperte. Džop vorrebbe soltanto fare il pane e trovare un posto nel quale ricominciare. Ma per farlo deve vivere di nuovo accanto alle persone che conoscono la sua storia. A Duvno, prima ancora del vento, è il suo ritorno a rimettere in moto ciò che sembrava fermo.







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