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Il caso Cogne di Marco Neirotti – i-LIBRI

Il 30 gennaio 2002 il nome di Cogne entra nella cronaca italiana. Samuele Lorenzi, tre anni, viene trovato agonizzante nella villetta di famiglia a Montroz, in Valle d’Aosta, dopo essere stato colpito alla testa. Morirà poco dopo. I sospetti si concentrano sulla madre, Annamaria Franzoni, e intorno all’inchiesta comincia una lunga esposizione mediatica destinata a proseguire negli anni.

Marco Neirotti parte da quei giorni per raccontare un cambiamento che riguarda il giornalismo e il modo in cui il pubblico segue la cronaca nera. Il suo nuovo libro, Il caso Cogne. La cronaca si fa spettacolo, pubblicato da Minerva nella collana Ade, torna su una vicenda che l’autore conosce direttamente, essendo all’epoca inviato de La Stampa assegnato al caso.

A distanza di quasi venticinque anni, la domanda che guida il volume non riguarda però la responsabilità di Annamaria Franzoni. Neirotti sposta l’attenzione su ciò che accadde intorno all’inchiesta e al processo, quando Cogne divenne un appuntamento quasi quotidiano per televisioni e giornali.

Le dirette, la ricerca di indiscrezioni, le ricostruzioni e il confronto continuo tra ipotesi contribuirono a creare un racconto che procedeva accanto a quello giudiziario. Investigatori, magistrati, avvocati, criminologi e giornalisti entrarono in una narrazione seguita da milioni di persone, mentre l’opinione pubblica si divideva tra innocentisti e colpevolisti.

Il libro ripercorre i principali passaggi dell’inchiesta osservandone soprattutto il riflesso mediatico, a partire dall’arresto di Franzoni e dal successivo ritorno in libertà alle strategie della difesa, dalle perizie al processo, fino alla condanna confermata in Cassazione. Nel frattempo, l’interesse per il caso assume forme mai viste prima. Per assistere all’Appello vengono organizzate comitive in pullman e a Cogne arrivano visitatori intenzionati a fotografare la villetta nella quale Samuele è stato ucciso.

Per Neirotti, tuttavia, la relazione tra cronaca nera e spettacolo ha radici molto precedenti. Una parte del volume ricostruisce il rapporto degli italiani con i grandi fatti di sangue a partire dall’omicidio Notarbartolo e dal caso Murri, passando attraverso gli anni della censura fascista, Villarbasse e Rina Fort, fino ai delitti che hanno segnato la seconda metà del Novecento. Anche in passato i processi attiravano pubblico e alimentavano discussioni sulla colpevolezza degli imputati.

Con Cogne interviene però un sistema mediatico diverso. La televisione all-news consente di seguire gli sviluppi in tempo reale e il dibattito può continuare anche quando dall’inchiesta non arrivano elementi nuovi. Il processo celebrato nelle aule giudiziarie viene così affiancato da quello costruito davanti alle telecamere.

Dentro questo meccanismo finisce anche Franzoni. Esposta inizialmente come principale sospettata, cerca poi nella stessa televisione uno spazio per sostenere la propria versione e difendersi pubblicamente. Neirotti descrive così la formazione di un moderno feuilleton mediatico, alimentato per anni dall’interesse per ogni nuovo sviluppo della vicenda.

Quello sperimentato a Cogne trova seguito in altri grandi casi di cronaca, da Erba all’omicidio di Meredith Kercher, da Avetrana a Yara Gambirasio. Il libro arriva fino a Garlasco e alla nuova attenzione suscitata dall’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, mostrando quanto il quadro sia ulteriormente cambiato con l’affermazione dei social.

Anche il ruolo dello spettatore si è modificato. Chi segue un caso può discutere pubblicamente perizie e indizi, elaborare ricostruzioni e formulare giudizi sulle persone coinvolte. Il processo mediatico dispone così di uno spazio molto più ampio rispetto a quello dei primi anni Duemila.

Neirotti guarda a questa trasformazione dalla prospettiva di chi ha lavorato a lungo nella cronaca. Nato a Torino nel 1954, ha iniziato a collaborare con Tuttolibri nel 1975 ed è entrato a La Stampa nel 1978. Come inviato ha seguito tragedie e importanti casi di cronaca nera, da Novi Ligure a Cogne, da Erba all’omicidio di Yara Gambirasio. Nel 1998 ha ricevuto il premio Saint Vincent.

Il caso Cogne. La cronaca si fa spettacolo porta quindi la riflessione sul lavoro stesso del giornalista. Un’immagine, un silenzio davanti a un microfono o un gesto di insofferenza possono acquistare un significato che supera il fatto da raccontare e contribuire a orientare la percezione dello spettatore.

Alla base di tutto rimane però l’evento da cui quella enorme produzione mediatica ha avuto origine. Neirotti lo ricorda riportando l’attenzione su Samuele Lorenzi e sulla dimensione reale della tragedia. Il volume vuole dunque cercare di comprendere che cosa sia accaduto al racconto della cronaca a partire da Cogne e come quel cambiamento abbia contribuito a costruire il modello mediatico con cui ancora oggi vengono seguiti i casi giudiziari più esposti.







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