
Nelio Biedermann aveva appena ventidue anni quando I Lázár è uscito in Germania nel 2025. Per la sua opera ha scelto di seguire una famiglia dell’aristocrazia ungherese per oltre mezzo secolo, dagli ultimi anni dell’Impero austro-ungarico alla rivoluzione del 1956. Il romanzo, finalista allo Schweizer Buchpreis 2025 e vincitore del Premio dei Librai Indipendenti, arriva ora in Italia per Guanda nella traduzione di Leonella Basiglini.
Il primo Lázár che incontriamo è Lajos. Nasce all’alba del Novecento nel castello di famiglia, nel sud dell’Ungheria, con la pelle quasi trasparente e gli occhi azzurri. Suo padre Sándor non riesce a riconoscersi in quel bambino dall’aspetto insolito. Se ne vergogna e il dubbio sulla sua paternità si insinua fin dall’inizio nel rapporto tra i due.
Nel castello vive anche Imre, fratello di Sándor, confinato in una parte della casa e tormentato da visioni che il bosco che circonda la proprietà sembra alimentare. Lajos viene tenuto a distanza dal padre, e trova proprio nello zio una delle poche persone con cui riesce a legare.
La famiglia appartiene ancora pienamente al mondo dell’aristocrazia asburgica. Sándor è un possidente convinto della continuità di un ordine che nei suoi occhi sembra esistere da sempre. Lajos cresce in un momento storico in cui quell’ordine comincia a sgretolarsi. Pur vivendo sotto lo stesso tetto, appartengono a due momenti diversi della storia dei Lázár.
Dopo la Prima guerra mondiale Lajos cerca di ricostruire la prosperità della famiglia. Il castello e le proprietà non possono più infatti garantire la protezione che offrivano un tempo. Con il procedere del romanzo cambiano anche i personaggi in primo piano e una nuova generazione cresce in un’Europa sempre più lontana da quella conosciuta da Sándor.
Biedermann prosegue nella narrazione con brevi capitoli e salti temporali, scegliendo alcuni episodi della vita familiare che accompagnano il corso della storia europea.
La Seconda guerra mondiale è l’ulteriore evento che rende impossibile ai Lázár nascondersi dietro il proprio patrimonio. La persecuzione degli ebrei raggiunge persone vicine alla famiglia e la guerra investe direttamente le loro vite. Alla sua conclusione, l’arrivo del nuovo regime non riporta la normalità. Le proprietà vengono espropriate e l’origine aristocratica finisce per essere un’eredità pericolosa in un’Ungheria governata dai comunisti.
Il passaggio da una generazione all’altra vede anche la trasformazione del significato del cognome Lázár. Per Sándor coincide con una determinata posizione sociale che è tale per natura. Per chi viene dopo è qualcosa che deve essere difeso o semplicemente ricordato come il passato. Quando il romanzo raggiunge gli anni Cinquanta, ai più giovani non resta il compito di preservare il mondo degli antenati, ormai scomparso, ma quello di capire se sia ancora possibile costruirsi una vita altrove.
L’origine del romanzo è legata alla biografia dello scrittore. Biedermann è nato nei pressi di Zurigo e la sua famiglia paterna discende dalla nobiltà ungherese costretta all’esilio. I racconti ascoltati in famiglia hanno fornito parte della materia da cui è nato I Lázár, anche se la storia narrata non è la storia della famiglia dell’autore.
La storia si spinge fino alla rivoluzione ungherese del 1956. A quel punto il centro della famiglia si è ormai spostato verso i discendenti di Lajos e la possibilità di lasciare l’Ungheria ha un significato che sarebbe stato inconcepibile per le generazioni precedenti. Il castello dal quale tutto era cominciato appartiene a un passato ormai lontano.
I Lázár ha attirato attenzione internazionale già prima dell’arrivo nelle librerie italiane ed è in corso di pubblicazione in numerosi paesi. Il successo editoriale ha portato rapidamente Biedermann, ancora studente di Germanistica all’Università di Zurigo, fuori dai confini della letteratura svizzera di lingua tedesca.
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