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Ernest Hemingway: guida alla lettura dei suoi libri – i-LIBRI

Ernest Hemingway

Ernest Hemingway è uno di quegli scrittori di cui quasi tutti conoscono almeno un titolo, anche senza averlo mai letto. Il vecchio e il mare, Addio alle armi, Per chi suona la campana e Fiesta sono entrati da tempo nell’immaginario collettivo. Allo stesso modo l’immagine dello stesso Hemingway, ovvero quella del giornalista e corrispondente di guerra, il volontario sul fronte italiano durante la Prima guerra mondiale, l’espatriato nella Parigi degli anni Venti, l’appassionato di corride, caccia e pesca, l’uomo diviso tra Europa, Stati Uniti e Cuba.

Dietro un personaggio diventato quasi leggendario si trova però soprattutto uno degli scrittori che hanno maggiormente influenzato la narrativa del Novecento. Hemingway costruì una prosa immediatamente riconoscibile, fondata su frasi generalmente asciutte, dialoghi essenziali e una deliberata sottrazione di informazioni. È il principio che sarebbe diventato celebre come teoria dell’iceberg: ciò che lo scrittore lascia sotto la superficie può essere importante quanto quello che decide di raccontare.

Avvicinarsi alla sua opera presenta quindi un piccolo paradosso. Hemingway può sembrare uno scrittore estremamente semplice da leggere, ma non è necessariamente semplice da interpretare. Inoltre, ridurlo ai suoi romanzi più celebri significa trascurare una parte fondamentale della sua produzione, ovvero i racconti, nei quali molti critici hanno individuato alcuni dei risultati più alti della sua scrittura.

Da dove conviene cominciare, allora? Non esiste una risposta valida per tutti. Il vecchio e il mare è probabilmente la porta d’ingresso più immediata; Fiesta permette di incontrare l’Hemingway che rivoluzionò la narrativa americana degli anni Venti; Addio alle armi unisce guerra e storia d’amore; Per chi suona la campana conduce nella guerra civile spagnola. E chi vuole capire davvero il suo stile dovrebbe prima o poi confrontarsi anche con i racconti.

In questa guida ripercorreremo quindi i libri di Ernest Hemingway, distinguendo romanzi, racconti e opere non narrative, per capire cosa leggere, da dove iniziare e in quale ordine affrontare la sua opera.Troverete altresì i link ai numerosi articoli riguardanti Hemingway che nel corso del tempo abbiamo pubblicato.

Da dove iniziare a leggere Hemingway

Non è necessario leggere Ernest Hemingway in ordine cronologico. I suoi romanzi sono indipendenti l’uno dall’altro e anche i racconti possono essere affrontati separatamente. La scelta del primo libro dipende piuttosto da ciò che si cerca: un testo breve per familiarizzare con la sua prosa, uno dei grandi romanzi che ne hanno costruito la fama oppure i racconti, fondamentali per comprendere fino in fondo la sua scrittura.

Per iniziare nel modo più semplice: Il vecchio e il mare

La scelta più immediata è Il vecchio e il mare (The Old Man and the Sea, 1952). Si tratta di un romanzo breve dalla trama abbastanza semplice. Santiago è un vecchio pescatore cubano che non riesce a catturare un pesce da ottantaquattro giorni. Decide quindi di prendere il largo da solo e ingaggia una lunga lotta con un enorme marlin.

La semplicità della storia permette di entrare senza difficoltà nella prosa di Hemingway, ma contiene già molti dei temi centrali della sua opera, come la resistenza di fronte alla sconfitta, la dignità, il rapporto dell’uomo con la natura e la capacità di misurarsi con i propri limiti. Il libro vinse il Premio Pulitzer nel 1953 e fu espressamente ricordato l’anno successivo quando Hemingway ricevette il Premio Nobel per la letteratura.

È quindi probabilmente il miglior Hemingway da leggere per primo, soprattutto per chi non conosce ancora l’autore o vuole avvicinarlo attraverso un testo breve.

Per conoscere l’Hemingway degli anni Venti: Fiesta

Se invece si vuole incontrare Hemingway nel momento in cui il suo stile cominciò a cambiare la narrativa americana, la scelta è Fiesta (The Sun Also Rises, 1926), il suo primo grande romanzo.

Tra Parigi e la Spagna, Hemingway racconta Jake Barnes, Brett Ashley e un gruppo di espatriati appartenenti a quella generazione segnata dalla Prima guerra mondiale che sarebbe diventata celebre come la Lost Generation. Amori irrisolti, alcol, viaggi, corride e conversazioni apparentemente quotidiane nascondono personaggi incapaci di liberarsi completamente dalle conseguenze della guerra.

È un libro meno immediato di Il vecchio e il mare, perché molto di ciò che racconta non viene dichiarato apertamente. Proprio per questo è forse il punto di partenza migliore per capire come funziona davvero la scrittura di Hemingway.

Per chi cerca un grande romanzo d’amore e di guerra: Addio alle armi

Chi preferisce una struttura narrativa più tradizionale può cominciare da Addio alle armi (A Farewell to Arms, 1929).

Ambientato durante la Prima guerra mondiale, segue l’americano Frederic Henry, tenente nel servizio ambulanze dell’esercito italiano, e la sua relazione con l’infermiera Catherine Barkley. L’esperienza personale di Hemingway sul fronte italiano costituisce uno dei retroterra del romanzo, senza che però diventi un’autobiografia.

Guerra e amore procedono insieme fino a mettere in discussione lo stesso eroismo e la retorica patriottica. Per molti lettori è il miglior compromesso tra accessibilità e importanza letteraria.

Per scoprire forse il miglior Hemingway: i racconti

C’è infine una quarta possibilità: non iniziare da un romanzo.

I racconti non costituiscono una produzione secondaria rispetto ai libri più celebri. Al contrario, è proprio nella forma breve che Hemingway portò all’estremo la capacità di eliminare spiegazioni e lasciare che dialoghi e dettagli apparentemente insignificanti suggerissero ciò che rimane sotto la superficie.

Racconti come Gli uccisori, Colline come elefanti bianchi, Un posto pulito, illuminato bene e Le nevi del Kilimangiaro permettono di osservare questa tecnica, pur essendo testi molto diversi tra loro.

Per chi è interessato soprattutto alla scrittura di Hemingway, anziché al suo romanzo più famoso, cominciare dai racconti potrebbe essere addirittura la scelta migliore.

In breve: Il vecchio e il mare per il primo incontro; Fiesta per capire la rivoluzione stilistica di Hemingway; Addio alle armi per il grande romanzo; i racconti per arrivare al cuore della sua tecnica narrativa.

I libri di Ernest Hemingway in ordine di pubblicazione

La carriera di Ernest Hemingway si estende per circa quarant’anni e comprende romanzi, raccolte di racconti, reportage e libri nati dalle sue esperienze di viaggio, dalla corrida, dalla caccia e dalla guerra. A questi si aggiungono diverse opere pubblicate dopo la sua morte, avvenuta nel 1961.

Conoscere l’ordine di pubblicazione è utile per osservare l’evoluzione della sua scrittura, ma non significa che questo sia anche l’ordine migliore in cui leggerlo. Hemingway può essere affrontato partendo quasi da qualsiasi fase della sua produzione.

Romanzi

  • Fiesta (Il sole sorgerà ancora) (The Sun Also Rises, 1926)
  • Addio alle armi (A Farewell to Arms, 1929)
  • Avere e non avere (To Have and Have Not, 1937)
  • Per chi suona la campana (For Whom the Bell Tolls, 1940)
  • Di là dal fiume e tra gli alberi (Across the River and into the Trees, 1950)
  • Il vecchio e il mare (The Old Man and the Sea, 1952)

A questi vanno aggiunti i romanzi pubblicati postumi:

  • Isole nella corrente (Islands in the Stream, 1970)
  • Il giardino dell’Eden (The Garden of Eden, 1986)

Racconti e raccolte

Il racconto accompagna Hemingway fin dagli esordi e non va considerato semplicemente una preparazione ai romanzi. È una parte centrale della sua opera.

Tra le raccolte fondamentali figurano Three Stories and Ten Poems (1923), In Our Time (1925), Men Without Women(1927) e Winner Take Nothing (1933). Nel 1938 Hemingway riunì gran parte della produzione precedente in The Fifth Column and the First Forty-Nine Stories, da cui deriva il titolo italiano I quarantanove racconti.

È qui che si trovano alcuni dei suoi testi più celebri, da Gli uccisori a Colline come elefanti bianchi, Un posto pulito, illuminato bene e Le nevi del Kilimangiaro.

Reportage, memorie e altri libri

Hemingway scrisse anche numerose opere difficili da ricondurre al romanzo tradizionale. Tra le più importanti:

  • Morte nel pomeriggio (Death in the Afternoon, 1932), dedicato alla corrida;
  • Verdi colline d’Africa (Green Hills of Africa, 1935), nato dal safari africano;
  • Festa mobile (A Moveable Feast, 1964), pubblicato postumo e dedicato agli anni trascorsi nella Parigi degli anni Venti;
  • Un’estate pericolosa (The Dangerous Summer, 1985), sulla rivalità tra i toreri Antonio Ordóñez e Luis Miguel Dominguín;
  • Vero all’alba (True at First Light, 1999), ricavato dal materiale dell’ultimo soggiorno africano.

Questa distinzione è importante anche perché cercare semplicemente i “libri di Ernest Hemingway” rischia di restituire un’immagine incompleta dello scrittore. Romanzi e racconti costituiscono il cuore della produzione letteraria, ma guerra, pesca, corrida, Africa e Parigi entrano nella sua narrativa anche attraverso reportage e testi autobiografici.

I libri di Hemingway: guida opera per opera

Fiesta (Il sole sorgerà ancora)

Pubblicato nel 1926 con il titolo originale The Sun Also Rises, Fiesta è il romanzo che impose Ernest Hemingway sulla scena letteraria americana. Non era però il suo esordio assoluto, perchè alle spalle aveva già le prime raccolte di racconti e la novella satirica The Torrents of Spring. 

Il protagonista e narratore è Jake Barnes, giornalista americano che vive a Parigi e porta sul proprio corpo le conseguenze della Prima guerra mondiale. È innamorato di Lady Brett Ashley, ma la loro relazione è resa impossibile dalla ferita subita da Jake durante il conflitto. Intorno a loro si muove un gruppo di espatriati americani e britannici che passa da un locale all’altro, beve, viaggia e intreccia relazioni sentimentali spesso destinate a produrre gelosie e conflitti. Da Parigi il gruppo si sposta in Spagna, fino a Pamplona durante la festa di San Fermín e le corride. 

È il romanzo della Lost Generation, espressione resa celebre proprio da Hemingway attraverso l’epigrafe attribuita a Gertrude Stein. I suoi personaggi appartengono a una generazione sopravvissuta alla guerra ma privata di molte delle certezze precedenti. Viaggiano, bevono, cercando continuamente qualcosa da fare, mentre sotto questa superficie affiorano disillusione, incapacità di comunicare e la conseguente difficoltà a costruire rapporti duraturi.

Ed è proprio qui che diventa evidente una delle caratteristiche fondamentali della narrativa di Ernest Hemingway. I personaggi raramente spiegano fino in fondo ciò che provano. Le conversazioni possono apparire banali, ma desideri e risentimenti emergono attraverso ripetizioni, esitazioni, gesti e soprattutto attraverso ciò che viene taciuto. La storia fra Jake e Brett ne è forse l’esempio più evidente. Il centro emotivo del romanzo è qualcosa di cui i due protagonisti possono parlare soltanto fino a un certo punto.

Fiesta è anche un libro importante per capire il rapporto di Hemingway con la Spagna. La corrida per lui costituisce disciplina, coraggio, controllo della paura e comportamento di fronte al pericolo, temi che diventeranno elementi ricorrenti della sua opera.

Da leggere come primo Hemingway? Sì, soprattutto se si vuole capire perché la sua scrittura fu così innovativa. È meno immediato di Il vecchio e il mare e sicuramente richiede di prestare attenzione a quello che accade sotto la superficie dei dialoghi. A un secolo dalla pubblicazione — la prima edizione uscì il 22 ottobre 1926 — rimane uno dei testi fondamentali per entrare nel suo mondo narrativo. 

Livello di accessibilità: medio
Da scegliere se: interessano la Lost Generation, Parigi negli anni Venti, la Spagna e soprattutto lo stile di Hemingway.
Da leggere prima di: Festa mobile, che molti anni dopo tornerà sulla Parigi della giovinezza da una prospettiva autobiografica.

Addio alle armi

Pubblicato nel 1929, Addio alle armi (A Farewell to Arms) è il romanzo con cui Ernest Hemingway consolidò definitivamente il successo ottenuto tre anni prima con Fiesta. È anche uno dei libri nei quali il rapporto tra esperienza personale e invenzione narrativa risulta più evidente. Hemingway aveva prestato servizio come autista di ambulanze della Croce Rossa sul fronte italiano durante la Prima guerra mondiale. Era stato gravemente ferito nel 1918 e, durante la convalescenza in un ospedale di Milano, si era innamorato dell’infermiera Agnes von Kurowsky. Queste esperienze, insieme ad una estesa ricerca, fornirono parte del materiale da cui sarebbe nato il romanzo. 

A raccontare la storia in prima persona è Frederic Henry, un giovane americano che presta servizio come tenente proprio nel corpo ambulanze dell’esercito italiano. Sul fronte conosce Catherine Barkley, infermiera inglese ancora segnata dalla morte del fidanzato in guerra. Quello che inizialmente sembra un corteggiamento quasi privo di conseguenze si trasforma progressivamente in una relazione amorosa, mentre Frederic viene ferito e trasferito in un ospedale di Milano. 

La guerra, però, continua a incombere sulla loro storia. Hemingway conduce Frederic attraverso il fronte italiano e la ritirata di Caporetto, mostrando soprattutto confusione, paura, stanchezza e perdita di significato. Non c’è quasi nulla dell’epica tradizionale del racconto bellico. Piuttosto, il protagonista arriva anzi a compiere il proprio personale “addio alle armi”, cercando nella relazione con Catherine una possibilità di sottrarsi alla guerra e alle sue logiche.

È proprio la sovrapposizione tra romanzo d’amore e romanzo di guerra a costituire uno degli elementi più riusciti del libro. La vicenda privata di Frederic e Catherine offre uno spazio protetto rispetto alla violenza esterna, ma Hemingway mette progressivamente in discussione anche questa possibilità. Abbandonare il campo di battaglia non significa necessariamente riuscire a sfuggire alla perdita e alla morte. Il National Endowment for the Arts individua proprio nell’intreccio tra amore e guerra, gioia e terrore, liberazione e morte uno dei nuclei fondamentali del romanzo. 

Anche dal punto di vista stilistico Addio alle armi è un ottimo libro per capire Hemingway. La narrazione procede attraverso descrizioni concrete e dialoghi apparentemente semplici. Le emozioni più violente vengono spesso raccontate lasciando al lettore il compito di misurarne la portata. È una delle applicazioni più efficaci di quel principio di omissione che Hemingway avrebbe associato alla sua celebre teoria dell’iceberg. 

Il romanzo rappresentò inoltre un passaggio decisivo nella carriera dello scrittore, essendo stato il suo primo grande bestseller e avendo contribuito a consolidarne la posizione tra i maggiori autori americani della sua generazione. 

Da leggere come primo Hemingway? Assolutamente sì. Rispetto a Fiesta possiede una trama più forte e immediatamente riconoscibile e può quindi risultare più accessibile a chi incontra Hemingway per la prima volta. Allo stesso tempo, permette già di osservare quasi tutti gli elementi fondamentali della sua narrativa, come la guerra, l’amore, la perdita, il coraggio, la disillusione e soprattutto il tentativo dell’individuo di conservare una propria dignità in un mondo che sembra governato dal caso.

Livello di accessibilità: medio-alto
Da scegliere se: si cercano una grande storia d’amore, un romanzo sulla Prima guerra mondiale o un Hemingway particolarmente intenso sul piano emotivo.
Da leggere prima o dopo: Fiesta; i due romanzi, pubblicati a soli tre anni di distanza, mostrano due diverse conseguenze della stessa esperienza generazionale della guerra.

Avere e non avere

Dopo Addio alle armi trascorsero otto anni prima che Ernest Hemingway pubblicasse un nuovo romanzo. Avere e non avere (To Have and Have Not) uscì nel 1937 e rappresenta un caso particolare nella sua produzione, essendo insieme romanzo d’avventura e storia criminale; il romanzo costituisce altresì una riflessione sulle disuguaglianze economiche dell’America della Grande Depressione. 

Il protagonista è Harry Morgan, capitano di una barca da pesca che vive a Key West e lavora tra la Florida e Cuba. Quando un cliente lo lascia senza pagarlo, Morgan si trova in difficoltà economiche e comincia ad accettare attività illegali pur di mantenere la famiglia. Contrabbando, trasporto clandestino di persone e altri traffici lo conducono progressivamente verso una violenza dalla quale diventa sempre più difficile uscire. 

Dietro la vicenda individuale si trova però un tema che Hemingway rende esplicito già nel titolo, ovvero la distanza fra chi ha e chi non ha. Alla precarietà di Morgan e degli abitanti più poveri di Key West si contrappone il mondo dei ricchi proprietari di yacht e dei turisti, ovvero di quanti possono permettersi di attraversare la crisi economica senza subirne le conseguenze più brutali. È uno dei romanzi nei quali la dimensione sociale e politica della narrativa di Hemingway emerge con maggiore evidenza. 

Anche la struttura è insolita. Il libro nacque infatti dall’unione e dalla rielaborazione di materiali composti in momenti diversi. La storia di Harry Morgan era apparsa inizialmente nel racconto One Trip Across, pubblicato nel 1934, seguito da un secondo racconto nel 1936; solo successivamente Hemingway decise di sviluppare quel materiale in un romanzo. Questa origine aiuta a spiegare la costruzione episodica e i cambiamenti di prospettiva che distinguono Avere e non avere dai romanzi precedenti. 

Il risultato è infatti meno compatto di Fiesta e Addio alle armi. La ricezione critica fu contrastata già alla pubblicazione e proprio la frammentarietà della struttura è rimasta uno degli aspetti più discussi del libro. Ciò non significa, tuttavia, che si tratti di un’opera marginale, permettendo di osservare Hemingway mentre tenta di allargare la propria narrativa dalla crisi del singolo a quella di un’intera società. 

Avere e non avere possiede inoltre una notevole storia cinematografica. Il celebre film del 1944 diretto da Howard Hawks, con Humphrey Bogart e Lauren Bacall, conserva personaggi ed elementi del romanzo ma modifica profondamente ambientazione e vicenda; alla sceneggiatura partecipò anche William Faulkner. Non va quindi considerato una trasposizione fedele del libro. 

Da leggere come primo Hemingway? Probabilmente no. È un libro interessante proprio quando si conoscono già i meccanismi della narrativa hemingwayana e si può cogliere quanto questo esperimento differisca dai suoi romanzi maggiori. Per iniziare restano preferibili Il vecchio e il mare, Fiesta o Addio alle armi.

Livello di accessibilità: medio
Da scegliere se: interessano Cuba e Key West, la Grande Depressione, il lato più duro e sociale di Hemingway o i romanzi di avventura e criminalità.
Da leggere dopo: Fiesta e Addio alle armi, soprattutto per osservare come negli anni Trenta la narrativa di Hemingway si apra maggiormente alle tensioni economiche e politiche del proprio tempo.

Per chi suona la campana

Pubblicato nel 1940, Per chi suona la campana (For Whom the Bell Tolls) segna il ritorno di Ernest Hemingway al grande romanzo di guerra, ma su una scala più ampia rispetto ad Addio alle armi. Il libro nasce direttamente dal rapporto dello scrittore con la guerra civile spagnola. Hemingway arrivò in Spagna nel 1937 come corrispondente della North American Newspaper Alliance e seguì il conflitto schierandosi apertamente dalla parte della Repubblica. 

La vicenda si concentra in pochi giorni. Robert Jordan, giovane americano esperto di esplosivi che combatte al fianco dei repubblicani, viene inviato tra le montagne con un compito preciso: far saltare un ponte in coincidenza con un’offensiva militare. Per portare a termine la missione deve collaborare con un gruppo di guerriglieri guidato formalmente da Pablo, uomo ormai disilluso e riluttante a mettere in pericolo i propri compagni, e dominato dalla personalità ben più energica di Pilar. Tra i guerriglieri Jordan incontra anche María, una giovane traumatizzata dalle violenze della guerra, con la quale nasce una relazione amorosa. 

La missione fornisce al romanzo una struttura quasi da conto alla rovescia. Jordan sa cosa deve fare e sa che le possibilità di sopravvivere sono limitate. Ma attorno a questa trama relativamente semplice Hemingway costruisce uno dei suoi libri più ambiziosi, nel quale tornano coraggio, paura, amore, morte, lealtà e sacrificio, insieme a una domanda che attraversa l’intera vicenda: fino a che punto è lecito sacrificare una vita, propria o altrui, in nome di una causa? 

Hemingway non è politicamente neutrale. La sua simpatia va alla Repubblica e il protagonista combatte dalla sua parte. Ciò non impedisce però al romanzo di mostrare fanatismo e atrocità anche nel campo repubblicano. È un aspetto importante, perhcè rispetto alla partecipazione politica dello scrittore durante la guerra, il romanzo introduce dubbi e contraddizioni molto più difficili da ridurre a propaganda. La Hemingway Society ha sottolineato proprio questa resistenza del libro a una lettura semplicemente eroica del conflitto. 

Anche il titolo chiarisce il significato del romanzo. For Whom the Bell Tolls deriva dalla Meditation XVII del poeta inglese John Donne, posta in epigrafe al libro. Nessun individuo esiste completamente separato dagli altri e la morte di ogni uomo riguarda, in qualche misura, tutti. Il destino individuale di Robert Jordan viene così inserito in una riflessione più ampia sulla solidarietà e sulla responsabilità dell’uomo verso gli altri.

Rispetto alla prosa più scarna di Fiesta, qui Hemingway sperimenta inoltre una narrazione più estesa e meditativa. Alle scene d’azione si alternano lunghi dialoghi, ricordi, pensieri e racconti del passato. Il tempo oggettivo è brevissimo, ma quello vissuto dai personaggi si dilata, perchè davanti alla possibilità della morte, pochi giorni possono assumere il peso di un’intera esistenza.

Il romanzo fu un enorme successo e venne considerato immediatamente una delle opere maggiori di Hemingway. Un episodio curioso riguarda il Premio Pulitzer. Nel 1941 la giuria di narrativa ne raccomandò l’assegnazione a Per chi suona la campana, ma l’opposizione di Nicholas Murray Butler, presidente della Columbia University e del consiglio del premio, impedì che il riconoscimento venisse attribuito. Quell’anno non fu assegnato alcun Pulitzer per la narrativa. 

Da leggere come primo Hemingway? Si può, ma non è la scelta più semplice. È considerevolmente più lungo di Il vecchio e il mare e più articolato di Fiesta e Addio alle armi. Per chi ha già letto almeno uno di questi romanzi, invece, rappresenta uno dei passaggi fondamentali dell’opera di Hemingway.

Livello di accessibilità: medio
Da scegliere se: interessano la guerra civile spagnola, i grandi romanzi di guerra e il conflitto tra ideali politici e responsabilità individuale.
Da leggere dopo: Addio alle armi, perché permette di confrontare due modi molto diversi con cui Hemingway racconta la guerra. Nel primo romanzo prevale il progressivo rifiuto di una guerra subita; qui il protagonista sceglie invece consapevolmente di combattere per una causa.

Di là dal fiume e tra gli alberi

Dieci anni dopo Per chi suona la campana, Ernest Hemingway tornò al romanzo con Di là dal fiume e tra gli alberi (Across the River and into the Trees, 1950), uno dei libri più controversi della sua carriera. L’azione si svolge nella Venezia del secondo dopoguerra e ha per protagonista Richard Cantwell, colonnello americano cinquantenne, segnato da due guerre e consapevole di essere gravemente malato. 

Cantwell trascorre quello che sa essere uno degli ultimi fine settimana della propria vita tra una battuta di caccia nella laguna e Venezia, dove incontra Renata, una giovane contessa veneziana di cui è innamorato. Ma la trama presente occupa soltanto una parte del romanzo. Conversazioni e gesti riportano continuamente il protagonista alle guerre combattute e alle decisioni prese nel corso di un’esistenza ormai prossima alla conclusione.

Se Addio alle armi raccontava un giovane che cercava di sottrarsi alla guerra e Per chi suona la campana un uomo disposto a morire per una causa, qui Hemingway sceglie un soldato arrivato alla fine del percorso. Il vero argomento del libro diventa così l’invecchiamento. Cosa rimane dell’eroismo e dell’identità costruita attraverso l’azione quando il corpo comincia a cedere e la morte non è più una possibilità astratta.

Hemingway era tornato a Venezia nel 1948 dopo una lunga assenza dall’Italia, e proprio quel soggiorno contribuì alla nascita del romanzo. Nella figura di Renata è inoltre generalmente riconosciuta l’influenza di Adriana Ivancich, la giovane veneziana conosciuta dallo scrittore in quegli anni e divenuta una presenza importante nella sua vita. 

Il rapporto tra Cantwell e la giovanissima Renata è anche uno degli elementi che possono risultare più problematici al lettore contemporaneo. Più che come una tradizionale storia d’amore, però, può essere letto all’interno del tentativo del protagonista di aggrapparsi alla giovinezza e alla vita mentre sente avvicinarsi la morte.

Alla pubblicazione, Di là dal fiume e tra gli alberi ricevette critiche durissime. Alfred Kazin, sul New Yorker, arrivò a esprimere insieme ammirazione per la capacità di Hemingway di descrivere il mondo naturale e forte imbarazzo per altri aspetti del romanzo. Non tutte le reazioni furono negative — Tennessee Williams fu tra i suoi difensori — ma il contrasto con l’accoglienza riservata ai grandi romanzi precedenti fu evidente. 

È però interessante rileggerlo oggi senza considerarlo semplicemente il libro della “decadenza” di Hemingway. La prosa è più malinconica e introspettiva, il protagonista è vulnerabile dietro l’ostentazione di durezza e il romanzo affronta direttamente qualcosa che nei libri precedenti rimaneva spesso sullo sfondo, ovvero la paura di diventare vecchi e di non essere più l’uomo che si è stati. Anche la valutazione critica successiva è stata meno liquidatoria di quella del 1950. 

C’è infine una curiosità importante per il lettore italiano. Nonostante l’edizione americana sia del 1950, Hemingway impedì che il romanzo venisse pubblicato immediatamente in Italia, anche per proteggere persone riconoscibili dietro i personaggi. Mondadori lo pubblicò in italiano soltanto nel 1965, quattro anni dopo la morte dello scrittore. Durante le discussioni editoriali era stato preso in considerazione persino il titolo Una tragedia italiana. 

Da leggere come primo Hemingway? No. È probabilmente uno dei romanzi meno indicati per conoscere l’autore: acquista molto più significato dopo aver incontrato i giovani feriti di Fiesta e Addio alle armi e gli uomini in guerra di Per chi suona la campana. Letto a quel punto, Cantwell appare quasi come il loro possibile punto d’arrivo.

Livello di accessibilità: medio-basso
Da scegliere se: interessano Venezia, il rapporto di Hemingway con l’Italia, la vecchiaia, la memoria della guerra e la fase tarda della sua narrativa.
Da leggere dopo: Addio alle armi e Per chi suona la campana, con i quali forma quasi involontariamente un percorso sull’uomo di fronte alla guerra, dalla giovinezza alla vecchiaia.

Il vecchio e il mare

Pubblicato nel 1952, Il vecchio e il mare (The Old Man and the Sea) è il libro più celebre di Ernest Hemingway e quello che segnò il suo ritorno al successo dopo la difficile accoglienza riservata a Di là dal fiume e tra gli alberi. È anche un’opera anomala rispetto ai grandi romanzi precedenti: breve, costruita intorno a pochissimi personaggi e a un’azione elementare, concentra in poco più di cento pagine molti dei temi che Hemingway aveva affrontato durante tutta la sua carriera.

Il protagonista è Santiago, un anziano pescatore cubano che da ottantaquattro giorni torna a riva senza aver catturato nulla. La sua sfortuna è tale che Manolin, il ragazzo che lo accompagnava, è stato costretto dai genitori a lavorare su un’altra barca. Santiago decide allora di spingersi da solo molto più lontano dalla costa. Il giorno successivo un gigantesco marlin abbocca alla sua lenza e comincia una lotta destinata a durare per giorni.

La vicenda potrebbe essere raccontata come una semplice sfida tra uomo e natura, ma Hemingway evita di rappresentare il pesce come un nemico. Santiago ne ammira forza, bellezza e dignità e arriva a considerarlo quasi un fratello. Il conflitto assume così un significato più complesso: per dimostrare ciò di cui è ancora capace, il pescatore deve distruggere proprio la creatura che maggiormente rispetta.

Al centro del libro si trova soprattutto il rapporto fra sconfitta e dignità. Santiago può perdere ciò che ha conquistato senza che questo renda inutile la sua impresa. È una distinzione essenziale nell’universo di Hemingway: il valore dell’individuo non dipende necessariamente dal risultato finale, ma dal modo in cui affronta la prova. Il pescatore è vecchio, stanco e fisicamente vulnerabile, eppure continua a esercitare il proprio mestiere con disciplina e precisione.

In questo senso Il vecchio e il mare rappresenta forse l’esempio più limpido del cosiddetto codice hemingwayano: resistere alla sofferenza, mantenere il controllo di sé e comportarsi con dignità anche quando la vittoria non è più possibile. Ma ridurre Santiago a un simbolo di perseveranza sarebbe limitante. Nel racconto entrano anche solitudine, vecchiaia, orgoglio, rapporto tra maestro e allievo e necessità dell’uomo di attribuire un significato alle proprie azioni.

La semplicità apparente del testo ha favorito numerose interpretazioni simboliche. Sono stati individuati, per esempio, richiami cristologici nella sofferenza di Santiago e nel modo in cui trasporta l’albero della barca dopo essere tornato a terra. Il volume critico curato da Harold Bloom dedica infatti un intero saggio alla dimensione religiosa dell’opera, mettendo in relazione Santiago con la tradizione cristiana ma anche con una concezione più ampia della natura e della trascendenza. 

Il libro nacque inoltre dal lungo rapporto di Hemingway con Cuba, dove aveva vissuto per molti anni, e dalla sua conoscenza della pesca d’altura. Non si tratta quindi semplicemente di un’ambientazione scelta per la storia: mare, tecniche di pesca, correnti e comportamento degli animali appartenevano a un mondo che lo scrittore conosceva direttamente.

Il vecchio e il mare apparve inizialmente integralmente sulla rivista Life il 1° settembre 1952 e pochi giorni dopo fu pubblicato in volume da Scribner’s. Il successo fu enorme, tanto che nel 1953 Hemingway ottenne per quest’opera il Premio Pulitzer per la narrativa. L’anno successivo gli venne assegnato il Premio Nobel per la letteratura e l’Accademia svedese citò espressamente Il vecchio e il mare, oltre all’influenza esercitata dal suo stile sulla narrativa contemporanea.

La consacrazione non ha tuttavia impedito alla critica di discutere il valore dell’opera. Harold Bloom, per esempio, la giudica molto meno favorevolmente di Fiesta e dei migliori racconti di Hemingway. È un dato interessante perché mostra la distanza che può esistere tra il libro più popolare di uno scrittore e quello che la critica considera il suo risultato più importante. 

Da leggere come primo Hemingway? Sì. Se si deve indicare un solo punto d’ingresso, Il vecchio e il mare rimane probabilmente il più semplice. È breve, possiede una trama immediata e permette di familiarizzare con la prosa dello scrittore senza

Isole nella corrente

Pubblicato nel 1970, nove anni dopo la morte di Ernest Hemingway, Isole nella corrente (Islands in the Stream) è il primo dei grandi libri postumi dello scrittore. Hemingway aveva cominciato a lavorarvi alla fine degli anni Quaranta, concependolo come un’opera molto più ampia, ma non lo pubblicò mai. Il testo fu successivamente preparato per la stampa da Mary Hemingway insieme all’editore Charles Scribner Jr.

Il romanzo è costruito in tre parti — Bimini, Cuba e At Sea — e segue Thomas Hudson, pittore americano la cui esistenza presenta numerosi punti di contatto con quella dello stesso Hemingway. Più che attraverso una trama unitaria, il personaggio viene raccontato in tre momenti della propria vita, legati da un progressivo confronto con la perdita.

Nella prima parte Hudson vive sull’isola di Bimini, alle Bahamas, dove riceve la visita dei tre figli avuti da due precedenti matrimoni. Pesca e vita quotidiana occupano gran parte delle pagine e restituiscono inizialmente l’impressione di un’esistenza quasi idilliaca. Ma proprio questa serenità rende più dolorosi gli eventi successivi, quando la morte entra progressivamente nella vita di Hudson e modifica il significato di tutto ciò che il lettore ha visto fino a quel momento.

La seconda parte si svolge a Cuba, durante la Seconda guerra mondiale. Hudson vive ormai segnato dalle perdite subite e l’atmosfera è molto diversa da quella di Bimini. Nella terza, infine, prende il mare insieme al proprio equipaggio per inseguire alcuni superstiti tedeschi di un U-Boot. Il romanzo passa così dalla vita familiare e dalla pesca a una vera e propria caccia in mare.

Dietro Thomas Hudson è difficile non riconoscere numerosi elementi autobiografici. Hemingway aveva vissuto a Cuba, possedeva la barca Pilar, era un pescatore appassionato e durante la Seconda guerra mondiale organizzò realmente pattugliamenti nelle acque caraibiche con l’idea di individuare sommergibili tedeschi. Ma Isole nella corrente non è un’autobiografia mascherata, perchè queste esperienze vengono trasformate in una meditazione narrativa su paternità, solitudine, lutto e capacità di continuare a vivere dopo una perdita.

Il libro è particolarmente interessante anche per capire l’ultima fase della produzione di Hemingway. Il progetto originario al quale lavorava nel dopoguerra comprendeva materiali diversi. Da quel grande manoscritto lo scrittore separò una storia che avrebbe assunto vita autonoma: Il vecchio e il mare. Il rapporto fra i due libri è quindi anche genetico, non soltanto tematico.

Essendo un’opera postuma, Isole nella corrente pone però un problema che accompagnerà anche altri libri pubblicati dopo il 1961, ovvero la domanda circa quanto del testo che leggiamo corrisponda esattamente alle intenzioni definitive di Hemingway. Lo scrittore aveva lavorato a lungo sul manoscritto, ma non lo aveva portato alla forma con cui avrebbe deciso di pubblicarlo. Conviene quindi distinguerlo dai sei romanzi usciti durante la sua vita.

Questo non lo rende un libro secondario. Al contrario, alcuni passaggi dedicati al rapporto tra Hudson e i figli e alla successiva elaborazione del lutto mostrano un Hemingway insolitamente vulnerabile. La durezza, il mare, la pesca e la guerra sono ancora presenti, ma dietro di essi emerge con particolare evidenza la paura della perdita.

Da leggere come primo Hemingway? No. La sua lunghezza, la struttura in tre parti e soprattutto la natura postuma ne fanno un libro più adatto a chi conosce già le opere principali. Diventa però molto interessante dopo Il vecchio e il mare, perché permette di osservare il contesto narrativo più ampio dal quale quella storia finì per separarsi.

Livello di accessibilità: medio
Da scegliere se: interessano l’Hemingway di Cuba e dei Caraibi, il rapporto tra padri e figli, la pesca, la Seconda guerra mondiale e la dimensione più autobiografica della sua narrativa.
Da leggere dopo: Il vecchio e il mare, ma preferibilmente quando si sono già affrontati anche alcuni dei grandi romanzi precedenti.

Il giardino dell’Eden

Pubblicato nel 1986, venticinque anni dopo la morte di Ernest Hemingway, Il giardino dell’Eden (The Garden of Eden) è probabilmente il più sorprendente tra i suoi romanzi postumi. Hemingway cominciò a lavorarvi nel 1946 e continuò a tornarvi per molti anni senza arrivare a pubblicarlo. Il manoscritto rimasto alla sua morte era molto più esteso del testo poi apparso in volume e fu sottoposto a un importante lavoro editoriale. Questo è un elemento da tenere presente quando si cerca di collocare il romanzo all’interno della sua opera.

La storia è ambientata negli anni Venti e segue David Bourne, giovane scrittore americano, e sua moglie Catherine durante la luna di miele tra la Costa Azzurra e la Spagna. Quello che inizialmente appare come il racconto di una giovane coppia innamorata diventa progressivamente qualcosa di molto più inquieto. Catherine comincia infatti a sperimentare con il proprio aspetto e con i ruoli sessuali all’interno della coppia, mentre nella loro relazione entra Marita, una giovane donna della quale entrambi finiscono per innamorarsi.

Per chi associa Hemingway esclusivamente a guerra, caccia, pesca, corride e personaggi maschili sottoposti a prove di resistenza, Il giardino dell’Eden può risultare spiazzante. Al centro si trovano identità, desiderio, androginia, gelosia e fluidità dei ruoli di genere. Catherine taglia i capelli cortissimi, vuole che David assuma a sua volta caratteristiche femminili e costruisce con lui un gioco di trasformazioni nel quale le identità tradizionali della coppia vengono continuamente messe in discussione.

Non si tratta però di un corpo estraneo rispetto all’Hemingway precedente. Questioni legate all’identità sessuale, all’instabilità dei ruoli maschili e femminili e al desiderio erano già presenti, in forme differenti, in Fiesta e in diversi racconti. Il giardino dell’Eden le porta semplicemente molto più vicino al centro della narrazione, rendendo difficile sostenere l’immagine semplificata di Hemingway come scrittore esclusivamente interessato a una virilità monolitica.

Accanto alla relazione fra David, Catherine e Marita compare un secondo grande tema: la scrittura. David sta lavorando contemporaneamente a un racconto ispirato alla propria esperienza africana e alla storia del padre. Il rapporto tra creazione artistica e vita matrimoniale diventa progressivamente conflittuale, soprattutto quando Catherine percepisce la scrittura del marito come qualcosa che le sfugge e sul quale non può esercitare controllo.

Proprio questa dimensione rende il romanzo particolarmente interessante se letto tardi nel percorso hemingwayano. David non è soltanto uno dei tanti alter ego dello scrittore, perché attraverso di lui Hemingway torna sul rapporto fra esperienza e invenzione, sulla disciplina necessaria per scrivere e sul prezzo che la creazione letteraria può imporre alle relazioni personali.

Esiste tuttavia una cautela fondamentale. Come accennato, Il giardino dell’Eden che leggiamo oggi non corrisponde al manoscritto integrale lasciato da Hemingway. L’edizione del 1986 fu drasticamente ridotta e riorganizzata dall’editor Tom Jenks. Per questo motivo il libro ha generato un lungo dibattito filologico, dato che alcune caratteristiche della versione pubblicata potrebbero riflettere le decisioni dell’editore oltre a quelle dello scrittore. È quindi più corretto considerarlo un’opera di Hemingway trasmessa attraverso un consistente intervento postumo, anziché un romanzo definitivamente licenziato dall’autore.

Da leggere come primo Hemingway? No. Letto all’inizio rischierebbe di offrire un’immagine poco rappresentativa della parte dell’opera pubblicata direttamente dallo scrittore. Dopo aver conosciuto Fiesta, Addio alle armi e alcuni racconti, invece, diventa uno dei libri più interessanti proprio perché costringe a riconsiderare l’Hemingway che si pensava di conoscere.

Livello di accessibilità: medio
Da scegliere se: interessano il rapporto fra identità e desiderio, la sessualità, la scrittura come tema narrativo e l’Hemingway meno convenzionale.
Da leggere dopo: Fiesta, con il quale presenta sorprendenti punti di contatto nella rappresentazione dell’identità sessuale e delle relazioni tra uomini e donne.

I racconti di Hemingway

Dopo i romanzi, è indispensabile fermarsi sui racconti di Ernest Hemingway. Considerarli una produzione minore sarebbe fuorviante, perchè è proprio nella forma breve che lo scrittore mise a punto molte delle innovazioni che avrebbero reso immediatamente riconoscibile la sua prosa. Harold Bloom arriva anzi a sostenere che Hemingway fosse, per inclinazione naturale, un autore di racconti più che un romanziere e individua in alcuni testi brevi i vertici della sua opera. 

Hemingway cominciò a pubblicarli prima ancora di diventare famoso come romanziere. Dopo Three Stories and Ten Poems (1923), la raccolta decisiva fu In Our Time (1925), seguita da Men Without Women (1927) e Winner Take Nothing (1933). Nel 1938 gran parte di questa produzione confluirà in The Fifth Column and the First Forty-Nine Stories, alla base della raccolta conosciuta in Italia come I quarantanove racconti.

Non è necessario, però, leggerli tutti in successione. Per chi si avvicina per la prima volta ai racconti di Hemingway, alcuni costituiscono una porta d’ingresso particolarmente efficace.

Campo indiano

Campo indiano (Indian Camp, 1924) introduce uno dei personaggi più importanti della narrativa breve di Hemingway: Nick Adams, protagonista o presenza ricorrente in numerosi racconti.

Ancora bambino, Nick accompagna il padre medico in un accampamento indiano, dove una donna sta affrontando un parto estremamente difficile. Ciò che comincia quasi come un’esperienza di formazione si trasforma rapidamente nel primo incontro del ragazzo con il dolore e con la morte.

In pochissime pagine Hemingway mette accanto nascita e suicidio senza offrire al lettore una spiegazione rassicurante. È già evidente il principio che caratterizzerà tanta parte della sua narrativa, in quanto gli eventi vengono mostrati, mentre il loro significato più profondo rimane in gran parte affidato a chi legge.

Gli uccisori

Pubblicato nel 1927 nella raccolta Uomini senza donne (Men Without Women), Gli uccisori (The Killers) è uno degli esempi più celebri dell’arte del dialogo hemingwayano.

Due uomini entrano in una tavola calda e aspettano Ole Andreson, un ex pugile che intendono uccidere. Nick Adams viene mandato ad avvertirlo, ma scopre che Andreson conosce il pericolo e sembra aver rinunciato a fuggire.

Hemingway non spiega quasi nulla. Non sappiamo con certezza perché l’uomo debba essere ucciso né quale vicenda lo abbia condotto a quella situazione. Proprio questa sottrazione produce la tensione del racconto. Le informazioni mancanti non costituiscono un difetto della storia, essnedo parte della storia.

È un ottimo testo per comprendere concretamente la teoria dell’iceberg.

Colline come elefanti bianchi

Ancora più radicale è Colline come elefanti bianchi (Hills Like White Elephants, 1927). Un uomo americano e una giovane donna aspettano un treno in una stazione spagnola e discutono di un’operazione che lui vorrebbe che lei affrontasse.

La parola aborto non compare mai.

Tutto ciò che il lettore deve capire emerge dal dialogo, dalle esitazioni dei personaggi, dalle loro ripetizioni e dal paesaggio che li circonda. È difficile trovare un esempio più chiaro di cosa significhi leggere Hemingway prestando attenzione a ciò che non viene detto.

Il racconto mostra inoltre quanto sia riduttivo identificare la sua narrativa soltanto con guerra e personaggi virili perché qui il conflitto è interamente sentimentale e psicologico.

Un posto pulito, illuminato bene

Pubblicato nel 1933, Un posto pulito, illuminato bene (A Clean, Well-Lighted Place) è uno dei racconti più essenziali e cupi di Hemingway.

Un anziano sordo beve da solo, a tarda notte, in un caffè quasi vuoto. Due camerieri osservano l’uomo e discutono del motivo per cui continui a rimanere nel locale. Da questa situazione minima emerge progressivamente una riflessione sulla solitudine, la vecchiaia e il nulla.

Qui non servono guerra, caccia o avventura. Bastano un vecchio, due camerieri e un locale illuminato nella notte perché Hemingway affronti una delle domande che attraversano tutta la sua opera: che cosa permette all’uomo di continuare a vivere quando non riesce più a trovare un significato nell’esistenza?

Le nevi del Kilimangiaro

Le nevi del Kilimangiaro (The Snows of Kilimanjaro, 1936) porta invece il lettore nell’Africa che Hemingway aveva conosciuto personalmente durante i suoi safari.

Lo scrittore Harry è immobilizzato da una grave infezione mentre aspetta inutilmente l’arrivo dei soccorsi. Convinto di essere prossimo alla morte, ripensa alla propria vita e soprattutto a tutto ciò che avrebbe potuto scrivere e non ha scritto.

Il vero fallimento non è quindi semplicemente morire. Harry teme di aver sprecato il proprio talento, scegliendo comodità e denaro invece della disciplina necessaria alla scrittura. Per questo il racconto possiede anche una forte dimensione metaletteraria. Dietro il protagonista è difficile infatti non intravedere le paure dello stesso Hemingway nei confronti del successo e della propria capacità di continuare a essere uno scrittore.

Quali racconti leggere per primi

Per chi non vuole affrontare immediatamente un’intera raccolta, partirei da Gli uccisori e Colline come elefanti bianchi per capire la tecnica narrativa; continuerei con Campo indiano per entrare nel ciclo di Nick Adams, quindi con Un posto pulito, illuminato bene e Le nevi del Kilimangiaro per scoprire quanto possa allargarsi il mondo narrativo di Hemingway.

A quel punto vale la pena leggere I quarantanove racconti nella sua interezza. Non soltanto come complemento ai romanzi, perché per conoscere davvero Hemingway, i racconti sono una parte essenziale del percorso.

I libri non narrativi e autobiografici

Limitarsi ai romanzi e ai racconti significa conoscere soltanto una parte di Ernest Hemingway. Alcune esperienze che alimentarono la sua narrativa — la corrida spagnola, i safari africani, la vita da scrittore a Parigi — furono infatti raccontate anche in libri difficili da classificare secondo la tradizionale distinzione tra narrativa, reportage e autobiografia.

Non sono necessariamente i testi da cui iniziare, ma diventano particolarmente interessanti quando si conoscono già i romanzi, perché permettono di vedere come Hemingway trasformava l’esperienza vissuta in materiale letterario.

Morte nel pomeriggio

Pubblicato nel 1932, Morte nel pomeriggio (Death in the Afternoon) nasce dalla passione di Hemingway per la corrida, scoperta durante i soggiorni spagnoli degli anni Venti e già fondamentale nell’ambientazione di Fiesta.

Non è però un romanzo. Hemingway cerca di spiegare al lettore americano storia, regole, tecniche e rituali della corrida, soffermandosi sui toreri, sui tori e sulle diverse fasi del combattimento. A questo materiale si alternano digressioni autobiografiche e riflessioni sulla letteratura, sulla paura, sul coraggio e soprattutto sulla morte.

La corrida interessa infatti Hemingway anche perché costituisce una situazione nella quale la morte non può essere nascosta. Il torero deve confrontarsi pubblicamente con un rischio reale e mantenere il controllo dei propri gesti. Questo è un comportamento che richiama direttamente quell’ideale di disciplina di fronte al pericolo presente in molti suoi personaggi.

Da leggere come primo Hemingway? No. Diventa molto più interessante dopo Fiesta, perché permette di capire quanto seriamente Hemingway considerasse un mondo che nel romanzo potrebbe sembrare soltanto parte dell’ambientazione spagnola.

Livello di accessibilità: medio-basso
Da scegliere se: interessano la Spagna, la corrida e la riflessione di Hemingway sul coraggio e sulla morte.

Verdi colline d’Africa

Verdi colline d’Africa (Green Hills of Africa, 1935) nasce invece dal safari compiuto da Hemingway nell’Africa orientale tra il 1933 e il 1934. Lo scrittore decise di trasformare quell’esperienza in una sorta di esperimento letterario nel quale raccontare eventi realmente accaduti utilizzando tecniche proprie della narrativa.

Caccia e paesaggio africano occupano naturalmente gran parte del libro, ma durante il viaggio Hemingway parla anche di scrittura e letteratura. Le conversazioni diventano occasione per discutere degli autori che ammira e del mestiere dello scrittore.

È quindi un testo interessante anche per chi non è particolarmente attratto dalla caccia. Dietro il resoconto del safari emerge continuamente Hemingway che riflette sulla propria posizione nella letteratura e sul rapporto competitivo che intrattiene con gli altri scrittori.

Letto oggi, il libro richiede naturalmente anche una certa distanza critica nei confronti della rappresentazione coloniale dell’Africa e della caccia grossa. Proprio questa distanza permette però di leggere l’opera come documento di un’epoca oltre che come tassello dell’immaginario hemingwayano.

Da leggere come primo Hemingway? No.
Livello di accessibilità: medio
Da scegliere se: interessano l’Africa, la caccia e soprattutto le idee di Hemingway sulla letteratura e sul mestiere dello scrittore.

Festa mobile

Pubblicato postumo nel 1964, Festa mobile (A Moveable Feast) è probabilmente il libro non narrativo di Hemingway che più facilmente può conquistare anche chi non ha ancora letto molto dell’autore.

Hemingway torna con la memoria alla Parigi degli anni Venti, quando era un giovane scrittore ancora lontano dalla fama. Racconta appartamenti freddi, caffè, passeggiate, libri, fame, vino e giornate trascorse a scrivere, ma soprattutto gli uomini e le donne che popolavano quel mondo: Gertrude Stein, Ezra Pound, F. Scott Fitzgerald, James Joyce e altri protagonisti della cultura modernista.

È però importante non leggere Festa mobile come una fotografia perfettamente fedele della Parigi degli anni Venti. Hemingway scrisse quei ricordi molti decenni dopo e non arrivò a licenziare personalmente il libro per la pubblicazione. Memoria e costruzione letteraria si sovrappongono continuamente.

Proprio per questo il libro è così affascinante. Il giovane Hemingway viene ricostruito dallo scrittore ormai celebre che conosce già ciò che accadrà ai suoi amici e al suo primo matrimonio con Hadley Richardson. Parigi diventa così contemporaneamente un luogo reale e il mito della propria giovinezza.

Da leggere come primo Hemingway? Sì, con una precisazione: non è il testo migliore per conoscere il romanziere, ma può essere una splendida porta d’ingresso nell’uomo e nell’ambiente culturale in cui si formò.

Livello di accessibilità: alto
Da scegliere se: interessano Parigi negli anni Venti, la Lost Generation, Fitzgerald, Stein e la vita degli scrittori.
Da leggere dopo: Fiesta, perché permette di osservare gli stessi anni da due prospettive completamente diverse, prima attraverso la finzione e poi attraverso la memoria.

Un’estate pericolosa

Un’estate pericolosa (The Dangerous Summer) riporta Hemingway nel mondo della corrida. Il testo nasce dall’incarico ricevuto da Life nel 1959 di raccontare la stagione taurina spagnola e in particolare la rivalità tra Antonio Ordóñez e Luis Miguel Dominguín.

Hemingway seguì i due toreri durante quell’estate e trasformò il reportage in un testo molto più ampio. Una versione fortemente ridotta apparve su Life nel 1960; il materiale venne poi pubblicato postumo in forma libraria nel 1985.

Rispetto a Morte nel pomeriggio, qui il centro non è tanto spiegare che cosa sia la corrida quanto raccontare due uomini che competono mettendo continuamente in gioco il proprio corpo. È anche un ritorno dello Hemingway anziano alla Spagna che aveva contribuito alla sua formazione letteraria.

Da leggere come primo Hemingway? No. È un libro per chi vuole approfondire un interesse già nato leggendo Fiesta o Morte nel pomeriggio.

Livello di accessibilità: medio
Da scegliere se: si vuole completare il percorso di Hemingway attraverso la Spagna e la corrida.

Vero all’alba

Pubblicato nel 1999, Vero all’alba (True at First Light) deriva dal lungo manoscritto scritto da Hemingway dopo il safari compiuto in Africa tra il 1953 e il 1954. L’edizione fu preparata molti anni dopo la sua morte dal figlio Patrick Hemingway.

È un testo volutamente difficile da collocare. Personaggi ed esperienze provengono dalla vita dello scrittore, ma Hemingway modifica e reinventa il materiale fino a confondere deliberatamente memoria e finzione. Non a caso il libro è stato presentato come una sorta di memoir romanzato.

Anche in questo caso la natura postuma impone cautela. Come per Il giardino dell’Eden, il lettore non si trova davanti a un’opera che Hemingway abbia personalmente portato alla forma definitiva e autorizzato per la pubblicazione.

Da leggere come primo Hemingway? Decisamente no. È uno dei libri da lasciare alla fine del percorso.

Livello di accessibilità: medio-basso
Da scegliere se: si vuole approfondire l’ultimo Hemingway, il suo rapporto con l’Africa e il confine sempre più incerto tra autobiografia e invenzione.

I libri di Ernest Hemingway su i-LIBRI

In che ordine leggere Hemingway?

Non esiste un ordine obbligatorio per leggere Ernest Hemingway. I romanzi sono autonomi e persino nei racconti collegati dalla presenza di Nick Adams la continuità non è tale da richiedere una lettura rigorosamente cronologica. È quindi più utile scegliere un percorso in base a ciò che si vuole scoprire dello scrittore.

Il percorso essenziale: cinque libri per conoscere Ernest Hemingway

Se l’obiettivo è conoscere Hemingway attraverso un numero limitato di opere, partirei da Il vecchio e il mare. La brevità e la linearità della vicenda permettono di familiarizzare con la sua prosa senza trovarsi subito davanti alle ambiguità più difficili dei primi libri.

Proseguirei con Fiesta, facendo però un salto indietro di oltre venticinque anni. È qui che si incontra l’Hemingway della Lost Generation e si comprende meglio il funzionamento della sua scrittura, con dialoghi e omissioni che diventano importanti quanto gli avvenimenti raccontati.

Il terzo libro dovrebbe essere Addio alle armi, nel quale la tecnica già sperimentata negli anni Venti viene applicata a una vicenda narrativa più ampia e a uno dei grandi temi della sua opera, la guerra.

A questo punto interromperei volutamente la sequenza dei romanzi per leggere I quarantanove racconti. Testi come Gli uccisori, Colline come elefanti bianchi e Un posto pulito, illuminato bene consentono di capire quanto la forma breve sia centrale nella produzione di Hemingway.

Chiuderei infine con Per chi suona la campana. È il romanzo più ampio e ambizioso di questo percorso e acquista maggiore significato quando il lettore conosce già il modo in cui Hemingway tratta guerra, morte, amore e coraggio.

L’ordine essenziale diventa quindi:

Il vecchio e il mare → Fiesta → Addio alle armi → I quarantanove racconti → Per chi suona la campana.

Con questi cinque libri si possiede già una visione piuttosto completa dell’Hemingway narratore.

Il percorso cronologico: vedere nascere uno stile

Chi vuole invece osservare l’evoluzione dello scrittore dovrebbe cominciare dai racconti degli anni Venti, soprattutto quelli confluiti in In Our Time. È qui che compaiono Nick Adams e molte delle tecniche narrative che Hemingway svilupperà successivamente.

Si può quindi procedere con Fiesta (1926), Uomini senza donne (1927), Addio alle armi (1929) e Chi vince non prende nulla (Winner Take Nothing, 1933). In questa prima fase diventa particolarmente evidente il passaggio dal laboratorio del racconto ai grandi romanzi.

Seguono Avere e non avere (1937) e Per chi suona la campana (1940), nei quali acquistano maggiore peso le tensioni sociali e politiche degli anni Trenta.

La fase finale comprende Di là dal fiume e tra gli alberi (1950) e Il vecchio e il mare (1952): due libri vicinissimi nel tempo ma accolti in maniera radicalmente diversa, il primo duramente criticato e il secondo destinato a diventare l’opera più popolare dello scrittore.

Soltanto dopo passerei ai testi postumi, a cominciare da Festa mobile e Isole nella corrente. Separarli dalle opere pubblicate in vita è importante perché Hemingway non ne autorizzò la versione definitiva che conosciamo e, in alcuni casi, l’intervento editoriale fu considerevole.

È il percorso più lungo, ma anche quello che permette di capire meglio come si trasformò la scrittura di Hemingway nel corso di quasi trent’anni.

Il percorso attraverso guerra, amore e perdita

Un’altra possibilità consiste nel dimenticare le date e seguire uno dei grandi fili tematici dell’opera.

Si può iniziare con Addio alle armi, dove Frederic Henry vive la Prima guerra mondiale fino a rifiutarne progressivamente la logica. Passare poi a Per chi suona la campana significa incontrare una situazione quasi opposta, nella quale Robert Jordan conosce perfettamente il pericolo ma sceglie di combattere nella guerra civile spagnola perché ritiene che esista qualcosa per cui valga la pena rischiare la vita.

Di là dal fiume e tra gli alberi mostra invece ciò che rimane molti anni dopo, con un soldato anziano che porta con sé il ricordo delle guerre combattute e degli uomini perduti.

Il percorso può terminare con Il vecchio e il mare. Non c’è più una guerra, ma rimane la stessa domanda fondamentale: come deve comportarsi un uomo davanti a qualcosa che può sconfiggerlo?

Letti in quest’ordine, quattro libri molto diversi finiscono quasi per raccontare le diverse età dell’uomo hemingwayano.

Il percorso autobiografico: sulle tracce di Ernest Hemingway

Esiste infine un modo completamente diverso di leggere Hemingway: seguire i luoghi della sua vita.

Si parte dalla Parigi degli anni Venti con Festa mobile e Fiesta. Il primo ricostruisce quegli anni attraverso la memoria; il secondo li trasforma in romanzo.

Si passa quindi all’Italia con Addio alle armi e Di là dal fiume e tra gli alberi: la prima vista attraverso l’esperienza della Grande Guerra, la seconda attraverso lo sguardo di un uomo ormai anziano.

La Spagna conduce da Fiesta a Morte nel pomeriggio e infine a Per chi suona la campana, facendo passare il lettore dalla corrida alla guerra civile.

Con Verdi colline d’Africa e Le nevi del Kilimangiaro si arriva in Africa, mentre Il vecchio e il mare e Isole nella corrente conducono nel mondo caraibico di Cuba, Bahamas e pesca d’altura.

È forse il percorso che rende più evidente una caratteristica particolare di Hemingway: pochi scrittori del Novecento hanno trasformato con altrettanta continuità i luoghi attraversati e le esperienze vissute in geografia letteraria.

Per un lettore alla prima esperienza, tuttavia, la scelta rimane semplice: Il vecchio e il mare è il punto d’ingresso più accessibile; Fiesta quello migliore per capire la rivoluzione stilistica di Hemingway; I quarantanove racconti sono il passaggio indispensabile per scoprire quanto quella rivoluzione potesse essere radicale.

Come leggere Ernest Hemingway: la teoria dell’iceberg e ciò che non viene detto

La prosa di Ernest Hemingway può dare inizialmente un’impressione ingannevole. Le frasi sono spesso brevi, il lessico concreto, le descrizioni prive di grandi ornamenti e i dialoghi sembrano riprodurre conversazioni quotidiane. Eppure proprio questa apparente semplicità richiede al lettore una particolare attenzione, perché in Hemingway una parte importante della storia non viene raccontata esplicitamente.

È il principio generalmente conosciuto come teoria dell’iceberg, o teoria dell’omissione. Hemingway lo formulò in Morte nel pomeriggio attraverso l’immagine dell’iceberg, del quale soltanto una piccola parte rimane visibile sopra l’acqua. Secondo lo scrittore, un autore che conosce veramente ciò di cui sta scrivendo può omettere determinate informazioni, perché ciò che viene eliminato continuerà a esercitare il proprio peso sul racconto, proprio come la massa sommersa sostiene la parte visibile dell’iceberg.

L’omissione, quindi, non consiste semplicemente nello scrivere poco. Per funzionare, presuppone che lo scrittore sappia più di quanto racconta e che il lettore possa percepire l’esistenza di ciò che è stato lasciato fuori. Nascondere qualcosa che l’autore stesso non conosce produrrebbe soltanto una lacuna.

Leggere sotto la superficie

Un esempio quasi perfetto è Colline come elefanti bianchi. Un uomo e una donna aspettano un treno in una stazione spagnola e discutono di un’operazione. Hemingway non scrive mai che stanno parlando di un aborto. Non descrive neppure direttamente ciò che la ragazza prova.

Il lettore deve ricostruirlo attraverso ciò che i due personaggi dicono, ciò che evitano di dire e il modo in cui continuano a tornare sugli stessi argomenti. Una conversazione apparentemente semplice rivela così uno squilibrio profondo nella relazione: lui insiste sulla semplicità dell’intervento, lei cerca di capire che cosa accadrà al loro rapporto.

Togliere l’omissione e spiegare apertamente intenzioni e sentimenti dei personaggi significherebbe, paradossalmente, impoverire il racconto.

Il dialogo come azione

Lo stesso meccanismo è evidente in Gli uccisori. Due uomini entrano in una tavola calda e annunciano di voler uccidere Ole Andreson. Hemingway non fornisce il passato dell’uomo né spiega quale evento abbia determinato la condanna a morte. Quando Nick Adams corre ad avvertirlo, Andreson non tenta neppure di fuggire.

Perché?

Il racconto non offre una risposta definitiva. Il lettore comprende soltanto che esiste una storia precedente abbastanza grave da rendere comprensibile, per Andreson, l’arrivo dei due sicari.

Questo modo di costruire il dialogo fu uno degli aspetti più innovativi della scrittura hemingwayana. Robert Paul Lamb ha osservato come Hemingway abbia contribuito a trasformare radicalmente il dialogo della narrativa moderna. Ripetizioni, silenzi, esitazioni, ambiguità e frasi apparentemente prive d’importanza permettono di ottenere il massimo significato attraverso una quantità minima di parole. 

Per leggere Hemingway, quindi, conviene smettere di considerare il dialogo soltanto come uno strumento attraverso il quale i personaggi comunicano informazioni. Il modo in cui parlano è spesso l’azione stessa del racconto.

Quello che i personaggi non riescono a dire

In Fiesta questa tecnica viene applicata alla dimensione di un intero romanzo. Jake Barnes e Brett Ashley sono innamorati, ma la ferita di guerra di Jake rende impossibile una normale relazione sessuale. Hemingway evita però di trasformare continuamente questo problema nell’oggetto esplicito delle loro conversazioni.

Il risultato è che la ferita diventa tanto più presente quanto meno viene nominata. Gelosia, frustrazione e impossibilità di costruire una vita insieme attraversano dialoghi nei quali i personaggi possono parlare di viaggi, bevute, amici o corride.

È uno dei motivi per cui Fiesta può sembrare strano a chi legge Hemingway per la prima volta. Se si cerca soltanto la trama, molti capitoli sembrano raccontare poco. Se invece si comincia a osservare la distanza tra quello che i personaggi dicono e quello che sappiamo stiano provando, il romanzo cambia completamente.

Anche lo stile è una forma di sottrazione

La teoria dell’iceberg riguarda però qualcosa di più dell’eliminazione delle informazioni. Hemingway riduce anche la presenza del narratore. Invece di spiegare continuamente al lettore come interpretare una scena, preferisce mostrare azioni, oggetti e comportamenti concreti.

Un personaggio può bere un altro bicchiere invece di dichiarare di essere disperato. Può cambiare argomento invece di ammettere di essere geloso. Può compiere metodicamente un gesto mentre il lettore comprende che sta cercando di controllare la paura.

È qui che la celebre semplicità di Hemingway diventa più difficile da imitare di quanto sembri. La sottrazione funziona soltanto se ogni elemento rimasto sulla pagina porta con sé qualcosa che non vediamo.

Cinque consigli per leggere Ernest Hemingway

Per questo Hemingway va letto senza fretta, anche quando le pagine scorrono velocemente. Vale la pena prestare particolare attenzione a cinque elementi: le ripetizioni, perché una frase ripetuta raramente è casuale; i cambi di argomento, che spesso segnalano ciò di cui un personaggio non vuole parlare; i gesti, capaci di sostituire una spiegazione psicologica; i silenzi e le omissioni, che obbligano a ricostruire ciò che è accaduto; e infine il paesaggio, che non sempre è semplice decorazione ma può riflettere o contrapporsi alla situazione emotiva dei personaggi.

Non significa che dietro ogni frase di Hemingway debba necessariamente nascondersi un simbolo. Al contrario, uno dei rischi è sovrainterpretarlo. La teoria dell’iceberg funziona proprio perché la superficie deve rimanere concreta e credibile anche senza decifrare tutto ciò che si trova sotto.

È forse questo il modo migliore per affrontare Hemingway: leggere prima ciò che racconta e, soltanto dopo, chiedersi che cosa abbia scelto di non raccontare.

I grandi temi di Ernest Hemingway

Leggere Ernest Hemingway significa incontrare continuamente guerre, viaggi, corride, caccia, pesca e amori difficili. Sarebbe però riduttivo identificare i suoi temi con queste esperienze. Dietro ambientazioni molto diverse ritornano alcune domande fondamentali: come ci si comporta davanti alla paura? Che cosa rimane quando si perde ciò a cui si teneva? È possibile conservare la propria dignità anche nella sconfitta?

Guerra e disillusione

La guerra attraversa quasi tutta la carriera di Hemingway. La Prima guerra mondiale è alle spalle dei personaggi di Fiesta e costituisce lo scenario di Addio alle armi; la guerra civile spagnola domina Per chi suona la campana; la memoria dei conflitti ritorna ancora in Di là dal fiume e tra gli alberi.

Hemingway è però lontano dalla rappresentazione tradizionale dell’eroismo militare. Nei suoi libri la guerra significa soprattutto ferite, paura, caos e perdita delle illusioni. Frederic Henry di Addio alle armi arriva a diffidare delle parole astratte con cui vengono giustificati sacrificio e gloria; Robert Jordan di Per chi suona la campana sceglie invece di combattere, ma deve continuamente confrontare i propri ideali con la violenza concreta necessaria per difenderli.

La domanda, quindi, non è semplicemente se la guerra sia eroica o assurda. Hemingway è interessato a ciò che un individuo decide di fare quando le grandi parole non bastano più a spiegare la realtà.

Coraggio, paura e dignità

Da qui nasce uno dei concetti più frequentemente associati a Hemingway: la capacità di mantenere una forma di dignità sotto pressione.

I suoi personaggi non sono necessariamente uomini senza paura. Al contrario, il coraggio ha valore proprio perché la paura esiste. Il torero davanti al toro, il soldato sotto il fuoco, il pescatore solo in mare e persino un uomo che affronta una perdita privata vengono osservati nel momento in cui devono decidere come comportarsi.

Santiago in Il vecchio e il mare ne rappresenta forse l’esempio più famoso. La sua grandezza non dipende dal fatto di vincere, ma dal modo in cui affronta qualcosa che può sconfiggerlo. È una distinzione importante: essere sconfitti e perdere la propria dignità non sono la stessa cosa.

La morte

Pochi temi ritornano con la stessa insistenza. Hemingway aveva conosciuto molto presto la violenza della guerra e continuò per tutta la vita a cercare situazioni — dalla corrida alla caccia — nelle quali il rapporto con la morte diventava concreto.

Ma la morte nei suoi libri non è soltanto spettacolo o pericolo fisico. In Un posto pulito, illuminato bene assume la forma della solitudine e della consapevolezza del nulla; nelle Nevi del Kilimangiaro diventa il momento nel quale un uomo misura ciò che non ha fatto della propria vita; in Di là dal fiume e tra gli alberi è la presenza ormai inevitabile che accompagna un uomo anziano.

La questione decisiva torna così a essere il comportamento: non tanto come evitare la morte, quanto come vivere sapendo che esiste.

Amore e impossibilità

Le storie d’amore di Hemingway raramente offrono rifugio.

Jake e Brett in Fiesta si amano senza poter costruire la relazione che desiderano. Frederic e Catherine in Addio alle armi tentano di creare uno spazio privato sottratto alla guerra. Robert Jordan e María in Per chi suona la campana scoprono l’amore quando il tempo a loro disposizione potrebbe essere brevissimo.

L’amore viene quindi frequentemente associato alla perdita o all’impossibilità. Non per questo è privo di valore, perché proprio la sua precarietà può renderlo più intenso.

Questa dimensione aiuta anche a correggere l’immagine stereotipata di Hemingway come scrittore esclusivamente interessato alla virilità. Relazioni sentimentali, desiderio e difficoltà di comunicazione sono centrali in alcuni dei suoi libri più importanti.

Mascolinità e identità

Pescatori, soldati, pugili, cacciatori e toreri hanno contribuito a costruire l’immagine del cosiddetto “uomo hemingwayano”. Un uomo resistente, competente, poco incline a parlare delle proprie emozioni e capace di controllarsi davanti al pericolo.

È un’immagine che contiene una parte di verità, ma non esaurisce l’opera. Molti personaggi di Hemingway sono precisamente uomini la cui identità viene messa in crisi, come Jake Barnes porta una ferita che compromette la sua sessualità; i reduci devono ridefinire se stessi dopo la guerra; gli uomini anziani scoprono i limiti del proprio corpo.

E Il giardino dell’Eden rende ancora più evidente quanto genere e identità possano essere instabili nell’universo dello scrittore. Letta nel suo complesso, quindi, l’opera di Hemingway non celebra soltanto un modello di mascolinità: mettendone spesso alla prova i confini e le fragilità.

Natura e animali

Hemingway descrive la natura con la precisione di chi attribuisce enorme importanza alla conoscenza pratica. Sapere pescare, cacciare o semplicemente muoversi in un determinato ambiente significa conoscere le sue regole.

Il rapporto è però profondamente ambiguo. Santiago ama e ammira il marlin che deve uccidere; la caccia africana combina contemplazione della bellezza naturale e volontà di abbattere gli animali; la corrida trasforma il rapporto fra uomo e animale in rituale.

Per il lettore contemporaneo alcuni aspetti possono risultare inevitabilmente lontani dalla sensibilità attuale. Ma proprio la tensione tra ammirazione e dominio della natura è uno degli elementi più interessanti da osservare nei suoi libri.

Solitudine e perdita

Infine, dietro personaggi continuamente circondati da amici, compagni, amanti e bevute, Hemingway racconta molto spesso uomini e donne profondamente soli.

Jake non può avere Brett nel modo in cui desidera; Santiago affronta il mare da solo; Thomas Hudson di Isole nella corrente deve continuare a vivere dopo perdite devastanti; il vecchio di Un posto pulito, illuminato bene cerca semplicemente un luogo nel quale trascorrere ancora qualche ora della notte.

È forse questo il filo meno appariscente che unisce una parte consistente dell’opera. Hemingway racconta uomini sottoposti a prove estreme, ma spesso la prova più difficile comincia quando non c’è più nessuno con cui condividerla.

Hemingway e la vita trasformata in letteratura

Pochi scrittori del Novecento hanno contribuito quanto Ernest Hemingway a confondere, agli occhi dei lettori, il confine tra autore e personaggi. Guerra, Parigi, Spagna, corrida, safari africani, pesca nei Caraibi. Molte delle esperienze vissute da Hemingway ricompaiono nei suoi libri. Sarebbe però un errore leggerli come semplici trascrizioni autobiografiche. Hemingway parte spesso da ciò che conosce direttamente, ma lo modifica e trasforma fino a farne letteratura.

La Prima guerra mondiale e l’Italia

Nel 1918, non ancora diciannovenne, Hemingway raggiunse l’Italia come volontario della Croce Rossa americana. L’8 luglio, mentre distribuiva generi di conforto ai soldati nei pressi di Fossalta di Piave, fu gravemente ferito dall’esplosione di un colpo di mortaio. Durante la convalescenza a Milano si innamorò dell’infermiera americana Agnes von Kurowsky.

È facile riconoscere questi elementi in Addio alle armi: un americano sul fronte italiano, il servizio nelle ambulanze, una ferita, l’ospedale milanese e l’amore per un’infermiera. Frederic Henry, tuttavia, non è Hemingway, così come Catherine Barkley non è semplicemente Agnes. Il romanzo utilizza materiale autobiografico per costruire una storia autonoma e molto diversa dagli eventi realmente vissuti dallo scrittore.

L’Italia rimase comunque una presenza duratura nel suo immaginario. Molti anni dopo Hemingway vi ambientò Di là dal fiume e tra gli alberi, questa volta nella Venezia del secondo dopoguerra. L’Italia dei suoi libri accompagna così quasi simbolicamente due estremi della vita: la giovinezza ferita di Addio alle armi e la vecchiaia di un soldato che sente avvicinarsi la morte.

Parigi e la Lost Generation

Nel 1921 Hemingway si trasferì a Parigi con la prima moglie Hadley Richardson. Lavorava come corrispondente del Toronto Star, ma soprattutto cercava di diventare uno scrittore.

La città gli permise di entrare in contatto con alcuni dei protagonisti del modernismo: Gertrude Stein, Ezra Pound, James Joyce e F. Scott Fitzgerald. Sono gli anni nei quali Hemingway mette a punto il proprio stile e pubblica i primi racconti.

Quella Parigi entra nella sua opera in due modi molto diversi. Fiesta la trasforma immediatamente in narrativa, popolandola di espatriati americani e britannici che passano dai caffè parigini alla Spagna. Festa mobile vi ritorna invece decenni dopo attraverso la memoria.

Leggere i due libri insieme permette di osservare un fenomeno affascinante: prima Hemingway trasforma la propria vita in finzione; molti anni dopo trasforma il ricordo di quella stessa vita in letteratura autobiografica.

La Spagna: dalla corrida alla guerra civile

Il rapporto di Hemingway con la Spagna cominciò negli anni Venti. Rimase affascinato dalla corrida e dalla festa di San Fermín a Pamplona, esperienze che confluirono direttamente in Fiesta.

Per Hemingway la corrida non era soltanto uno spettacolo. Nel confronto fra torero e toro vedeva una rappresentazione concreta di alcuni temi che lo interessavano profondamente: tecnica, paura, coraggio e comportamento davanti alla possibilità della morte. Nel 1932 dedicò a quel mondo un intero libro, Morte nel pomeriggio.

Pochi anni dopo la Spagna assunse un significato completamente diverso. Hemingway seguì la guerra civile spagnola come corrispondente e sostenne la causa repubblicana. Da quell’esperienza, come detto in precedenza, nacque Per chi suona la campana.

La stessa geografia attraversa quindi due momenti della sua opera: la Spagna festosa e inquieta degli anni Venti e quella devastata dalla guerra degli anni Trenta.

L’Africa

Hemingway compì il suo primo grande safari nell’Africa orientale nel 1933-1934. Da quell’esperienza nacque Verdi colline d’Africa e proviene anche il materiale alla base di racconti come Le nevi del Kilimangiaro e La breve vita felice di Francis Macomber.

L’Africa ritornerà nella sua vita vent’anni dopo. Durante il viaggio del 1953-1954 Hemingway sopravvisse a due incidenti aerei consecutivi, riportando gravi ferite. Il materiale scritto in seguito a quel soggiorno avrebbe avuto una storia editoriale molto lunga e sarebbe confluito, dopo la sua morte, in Vero all’alba e in altre pubblicazioni postume.

Anche qui il dato biografico non basta a spiegare i libri. L’Africa di Hemingway è contemporaneamente esperienza concreta e luogo nel quale i personaggi vengono messi alla prova.

Cuba e il mare

Hemingway visse a lungo a Cuba, stabilendosi alla Finca Vigía, nei pressi dell’Avana, dal 1939. La sua barca, la Pilar, divenne parte integrante della vita dello scrittore: pesca d’altura, traversate e conoscenza delle acque caraibiche fornirono materiale a numerosi testi.

È impossibile separare completamente questo mondo da Il vecchio e il mare. Santiago e la sua battaglia con il marlin sono invenzioni letterarie, ma tecniche di pesca, comportamento del pesce e ambiente marino derivano da una conoscenza accumulata da Hemingway in anni di esperienza.

Lo stesso universo ritorna in Isole nella corrente, dove la vicinanza tra Thomas Hudson e il suo autore diventa ancora più evidente. Durante la Seconda guerra mondiale Hemingway utilizzò inoltre la Pilar per pattugliare le acque caraibiche alla ricerca di possibili sommergibili tedeschi, episodio che avrebbe alimentato parte del materiale del romanzo.

Quando la biografia diventa un problema

Questa continua sovrapposizione ha contribuito alla nascita del mito Hemingway. Il soldato, il corrispondente di guerra, il cacciatore, il pescatore, l’appassionato di corride e il grande bevitore. Lo scrittore stesso partecipò alla costruzione di questa immagine pubblica.

Il rischio è che il personaggio finisca per oscurare i libri.

Leggere Jake Barnes, Frederic Henry, Robert Jordan, Santiago o Thomas Hudson come altrettanti autoritratti significa perdere proprio il lavoro attraverso il quale Hemingway trasformava l’esperienza. La sua tecnica si fondava sulla selezione e sull’omissione, e anche quando partiva dalla propria vita, non raccontava necessariamente ciò che era accaduto, ma costruiva ciò che serviva alla storia.

La biografia è quindi preziosa per comprendere Hemingway, purché venga utilizzata come chiave di lettura e non come spiegazione automatica della sua narrativa.

Ernest Hemingway e gli scrittori che amava

Capire Hemingway significa anche conoscere ciò che leggeva. Dietro uno stile che può sembrare nato per rottura con la tradizione si trova infatti un lettore onnivoro e molto consapevole dei propri predecessori.

Tra gli autori che considerava fondamentali figuravano Mark Twain, Lev Tolstoj, Ivan Turgenev, Gustave Flaubert, James Joyce e Gertrude Stein. Il rapporto con alcuni di loro fu anche personale. Nella Parigi degli anni Venti frequentò, come detto, Joyce e Stein, così come Ezra Pound e F. Scott Fitzgerald.

Celebre è soprattutto il giudizio espresso anni dopo su Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain: Hemingway vi individuava una sorta di origine della moderna letteratura americana. Non sorprende quindi che dietro la sua ricerca di una lingua apparentemente naturale e lontana dalla retorica si possa riconoscere anche una precisa riflessione sulla tradizione letteraria statunitense.

Con Tolstoj il confronto riguardava invece soprattutto la capacità di raccontare la guerra. Hemingway lo ammirava enormemente e tornò più volte su Guerra e pace. Turgenev rappresentava un altro modello per precisione e capacità narrativa, mentre Madame Bovary di Flaubert apparteneva a quel gruppo di libri che Hemingway riteneva indispensabili per uno scrittore.

Particolarmente importante fu infine il confronto con i contemporanei. Joyce gli mostrava fin dove potesse arrivare la sperimentazione tecnica; Stein contribuì alla sua formazione negli anni parigini; con Fitzgerald il rapporto oscillò fra amicizia e rivalità.

Conoscere queste letture aiuta a ridimensionare un’altra immagine troppo semplice di Hemingway, quella dello scrittore istintivo che avrebbe imparato a raccontare vivendo avventure anziché leggendo libri. Hemingway costruì il proprio stile anche attraverso un confronto intensissimo con altri scrittori.

E per chi volesse seguire Hemingway anche come lettore, una piccola biblioteca ideale potrebbe partire proprio da Le avventure di Huckleberry Finn, Guerra e pace, Memorie di un cacciatore, Madame Bovary e Gente di Dublino.

Premio Nobel e il posto di Ernest Hemingway nella letteratura

Nel 1954 Ernest Hemingway ricevette il Premio Nobel per la letteratura. L’Accademia svedese motivò la scelta facendo riferimento alla sua padronanza dell’arte narrativa, dimostrata recentemente in Il vecchio e il mare, e all’influenza esercitata dal suo stile sulla narrativa contemporanea.

Il riconoscimento arrivava in un momento particolare della sua carriera. Soltanto pochi anni prima, Di là dal fiume e tra gli alberi aveva ricevuto un’accoglienza critica molto negativa, alimentando l’impressione che il periodo migliore dello scrittore fosse ormai terminato. Il vecchio e il mare, pubblicato nel 1952, aveva ribaltato quella percezione e nel 1953 gli aveva già procurato il Premio Pulitzer per la narrativa.

Hemingway non partecipò personalmente alla cerimonia di consegna del Nobel a Stoccolma. Le sue condizioni di salute erano state aggravate dai due incidenti aerei subiti durante il viaggio africano del 1954 e fu l’ambasciatore statunitense in Svezia a ritirare il premio al suo posto.

Nel discorso preparato per l’occasione, Hemingway evitò però di presentarsi come uno scrittore arrivato definitivamente al proprio traguardo. Al centro mise piuttosto la solitudine del mestiere dello scrittore e la necessità di confrontarsi continuamente con i propri limiti. È un’immagine molto diversa dal personaggio pubblico esuberante che aveva contribuito a costruire nel corso degli anni.

Il Nobel sanciva comunque qualcosa che era avvenuto molto prima. L’importanza di Hemingway nella letteratura del Novecento non dipende soltanto dai temi affrontati o dalla popolarità dei suoi romanzi, ma soprattutto dall’influenza esercitata sul modo di raccontare.

Dialoghi ridotti all’essenziale, limitazione del commento autoriale, lessico concreto, ripetizioni e omissioni diventarono strumenti attraverso i quali era possibile suggerire emozioni e conflitti senza descriverli direttamente. Robert Paul Lamb considera proprio il dialogo uno dei campi nei quali Hemingway produsse una trasformazione decisiva della narrativa moderna. 

È una distinzione utile anche per chi comincia a leggerlo oggi. Il libro più famoso di Hemingway non deve necessariamente coincidere con il suo libro migliore, e il Nobel non dovrebbe spingere a ridurre la sua opera a Il vecchio e il mare. Per capire perché Hemingway abbia esercitato un’influenza tanto profonda sulla narrativa successiva bisogna tornare anche a Fiesta e soprattutto ai racconti degli anni Venti e Trenta.

A oltre un secolo dai suoi esordi, è probabilmente questo il motivo principale per cui Hemingway continua a essere letto, perché non ha soltanto raccontato alcune delle grandi esperienze del Novecento; ha contribuito a cambiare la maniera in cui una storia poteva essere raccontata.

Quale edizione italiana di Ernest Hemingway scegliere?

Scegliere un’edizione di Ernest Hemingway non è del tutto indifferente. La sua prosa vive di ritmo, ripetizioni, lessico concreto e sfumature nei dialoghi, elementi sui quali la traduzione può incidere in maniera particolarmente evidente. Inoltre la storia editoriale italiana di Hemingway è complessa e coinvolge soprattutto Einaudi e Mondadori, con traduzioni che in alcuni casi sono cambiate nel corso dei decenni. 

Per il lettore che vuole semplicemente avvicinarsi all’autore, la soluzione più pratica è scegliere edizioni moderne facilmente reperibili, prestando attenzione al nome del traduttore. Non è necessario cercare una particolare edizione storica per leggere bene Hemingway, ma può essere interessante confrontare versioni differenti quando si conosce già l’originale.

Un nome occupa inevitabilmente un posto particolare nella fortuna italiana dello scrittore: Fernanda Pivano. Traduttrice, americanista e grande mediatrice della letteratura statunitense in Italia, tradusse tra l’altro Addio alle armi e Il vecchio e il mare e curò importanti edizioni complessive dell’opera hemingwayana per Mondadori. La storia italiana di Hemingway, tuttavia, non coincide esclusivamente con Pivano: tra i suoi traduttori figurano anche Giuseppe Trevisani, Ettore Capriolo, Attilio Bertolucci, Alberto Rossi, Vincenzo Mantovani e altri. 

Particolarmente interessante è Fiesta. Il romanzo circolò in Italia con traduzioni e persino titoli differenti: E il sole sorge ancora e, soprattutto, Fiesta, titolo con cui è stato conosciuto da generazioni di lettori italiani. Le edizioni successive consentono quindi anche di osservare come sia cambiata nel tempo la ricezione italiana di Hemingway. 

Per i racconti, invece, una raccolta ampia è preferibile alle numerose selezioni parziali. I quarantanove racconti rimane uno dei titoli fondamentali della bibliografia italiana di Hemingway; Einaudi ne pubblicò nel 1999 anche una traduzione di Vincenzo Mantovani. Oggi sono disponibili inoltre raccolte come Nel nostro tempo, Uomini senza donne e volumi più estesi dedicati ai racconti. 

Per chi vuole approfondire: i Meridiani

Chi invece vuole studiare Hemingway e non soltanto leggerne un singolo libro può rivolgersi alle edizioni dei Meridiani Mondadori curate da Fernanda Pivano. Il primo volume dei Romanzi comprende Fiesta, Addio alle armi, Morte nel pomeriggio e Verdi colline d’Africa, accompagnati da cronologia e apparati. 

È una soluzione particolarmente utile per confrontare opere diverse e seguire l’evoluzione dello scrittore, anche se per una prima lettura un’edizione tascabile rimane naturalmente più maneggevole.

La storia delle edizioni italiane racconta, del resto, anche l’enorme fortuna di Hemingway nel nostro paese. Per chi suona la campana fu il primo suo libro pubblicato da Mondadori, nel dicembre 1945; Il vecchio e il mare uscì nella Medusa nel dicembre 1952; Addio alle armi ebbe addirittura un ruolo storico nell’editoria italiana, diventando nel 1965 il primo volume degli Oscar Mondadori. 

Per una guida alla lettura, quindi, la regola può essere semplice: per iniziare scegliete una buona edizione contemporanea; se Hemingway diventa un autore da approfondire, cominciate a prestare attenzione anche alle traduzioni e agli apparati critici.

Domande frequenti su Ernest Hemingway

Da quale libro di Hemingway conviene iniziare?

Per la maggior parte dei lettori, Il vecchio e il mare è il punto di partenza più semplice: è breve, possiede una trama lineare e introduce molti dei temi fondamentali dello scrittore. Chi vuole invece incontrare subito l’Hemingway più innovativo può cominciare da Fiesta, mentre Addio alle armi è probabilmente la scelta migliore per chi preferisce un romanzo dalla struttura narrativa più tradizionale.

Qual è il libro più famoso di Ernest Hemingway?

Probabilmente Il vecchio e il mare, anche grazie al successo internazionale e al Premio Pulitzer ottenuto nel 1953. Tra gli altri titoli universalmente conosciuti figurano Addio alle armi, Per chi suona la campana e Fiesta.

Qual è il miglior libro di Ernest Hemingway?

Non esiste naturalmente una risposta oggettiva. Fiesta e Addio alle armi sono generalmente considerati tra i suoi romanzi maggiori, mentre Il vecchio e il mare è il più accessibile e popolare. Una parte importante della critica ritiene però che i risultati più alti di Hemingway vadano cercati nei racconti.

Bisogna leggere i libri di Ernest Hemingway in ordine?

No. I romanzi sono autonomi e possono essere letti nell’ordine che si preferisce. La lettura cronologica diventa interessante soprattutto per chi vuole osservare l’evoluzione dello stile, dai racconti degli anni Venti e da Fiesta fino a Il vecchio e il mare.

Quali sono le opere più importanti di Hemingway?

Per costruire una biblioteca essenziale sceglierei Fiesta, Addio alle armi, Per chi suona la campana, Il vecchio e il maree una raccolta ampia dei racconti. A questi si può aggiungere Festa mobile per conoscere l’Hemingway autobiografico e la Parigi della Lost Generation.

Che cos’è la teoria dell’iceberg di Hemingway?

È il principio secondo il quale lo scrittore può omettere una parte delle informazioni se conosce abbastanza profondamente ciò che sta raccontando. Come in un iceberg, soltanto una parte rimane visibile, mentre la massa nascosta continua a sostenerla. Nei racconti Colline come elefanti bianchi e Gli uccisori questo procedimento è particolarmente evidente.

Hemingway ha vinto il Premio Nobel?

Sì. Ernest Hemingway vinse il Premio Nobel per la letteratura nel 1954. L’Accademia svedese ricordò in particolare la sua maestria narrativa mostrata in Il vecchio e il mare e l’influenza esercitata dal suo stile sulla narrativa contemporanea.

Hemingway vinse il Nobel per Il vecchio e il mare?

Non propriamente. Il Nobel per la letteratura viene assegnato allo scrittore e alla sua opera, non a un singolo libro. Il vecchio e il mare ebbe però un’importanza particolare nella decisione dell’Accademia e venne espressamente menzionato nella motivazione. Il romanzo aveva già vinto il Pulitzer nel 1953.

Hemingway era soprattutto un romanziere o un autore di racconti?

È famoso soprattutto per i romanzi, ma i racconti sono fondamentali per comprenderne l’importanza letteraria. Gli uccisori, Colline come elefanti bianchi, Un posto pulito, illuminato bene, La breve vita felice di Francis Macomber e Le nevi del Kilimangiaro appartengono al nucleo essenziale della sua produzione.

Quali libri di Hemingway sono autobiografici?

Festa mobile è il testo autobiografico più famoso e ricostruisce gli anni trascorsi a Parigi negli anni Venti. Verdi colline d’Africa deriva invece direttamente dall’esperienza del safari. Molti romanzi contengono elementi autobiografici — soprattutto Addio alle armi — ma non devono essere confusi con autobiografie.

Qual è il libro più breve di Hemingway?

Tra le opere maggiori, Il vecchio e il mare è di gran lunga una delle letture più brevi e accessibili. Per chi vuole testi ancora più concentrati, naturalmente, ci sono i racconti.

Hemingway è difficile da leggere?

Dal punto di vista linguistico può sembrare più semplice di molti altri grandi autori del Novecento. La difficoltà consiste piuttosto nel subtesto, perché Hemingway tende a non spiegare emozioni, motivazioni e avvenimenti che ritiene possano essere ricostruiti dal lettore. Per questo una frase apparentemente elementare può assumere un significato molto più ampio nel contesto.

Hemingway è ancora attuale?

Alcuni aspetti del suo mondo — dalla caccia grossa alla corrida, fino a determinate rappresentazioni dei rapporti tra uomini e donne — possono apparire molto distanti dalla sensibilità contemporanea. Altri elementi della sua opera, però, rimangono sorprendentemente moderni, come la difficoltà di comunicare, il trauma della guerra, la precarietà delle relazioni, la costruzione dell’identità, la solitudine e soprattutto una tecnica narrativa fondata sul non detto che ha esercitato un’influenza enorme sulla narrativa successiva.

Perché leggere Hemingway oggi

A più di un secolo dalla pubblicazione dei suoi primi libri, Ernest Hemingway continua a essere uno degli autori più riconoscibili della letteratura americana. Una parte del mondo che racconta può apparire lontana, come le corride, la caccia grossa, una certa rappresentazione della mascolinità e persino alcuni rapporti tra uomini e donne appartengono anche all’epoca nella quale visse.

La sua opera, però, non si esaurisce nell’immagine dello scrittore-avventuriero. Dietro guerre, safari, barche da pesca e locali parigini Hemingway racconta soprattutto individui costretti a misurarsi con paura, perdita, amore, solitudine e morte. Sono questi elementi, molto più delle avventure del suo autore, ad aver permesso ai libri di sopravvivere al personaggio.

Rimane poi la scrittura. Hemingway dimostrò quanto potesse essere potente non spiegare tutto, lasciare che un dialogo rivelasse più di quanto i personaggi intendono dire e affidare al lettore una parte decisiva nella costruzione del significato. La sua influenza sulla narrativa successiva è inseparabile da questa ricerca di essenzialità.

Per questo non esiste nemmeno un solo Hemingway da leggere. C’è quello della Lost Generation di Fiesta, quello della guerra di Addio alle armi e Per chi suona la campana, il maestro della forma breve dei racconti, l’uomo ormai anziano di Il vecchio e il mare e infine l’autore più intimo e contraddittorio che emerge dalle opere autobiografiche e postume.

Se non avete mai letto Ernest Hemingway, il consiglio rimane quello di partire da Il vecchio e il mare per il percorso più semplice, oppure da Fiesta se volete incontrare subito lo scrittore che contribuì a cambiare la narrativa del Novecento. Poi, però, arrivate ai racconti. È probabilmente lì, nello spazio ristretto fra quello che Hemingway scrive e quello che decide di tacere, che si comprende meglio perché continuiamo a leggerlo.

Sperando che questa guida vi sia stata utile, vi auguro una buona lettura!







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